Pdl, sull’Imu scacco in tre mosse

Il Pdl ha portato a casa risultati concreti per le famiglie nell’ambito del dibattito sul decreto fiscale. La battaglia sull’Imu per garantire più equità ai tanti cittadini che con i risparmi di una vita riescono ad acquistare una casa ha raggiunto gli obiettivi per cui tanto si è lavorato in Parlamento in questi giorni. La settimana si chiude infatti con tre “vittorie”: la rateizzazione dell’imposta sulla prima casa in tre trance, il sì all’Imu una tantum e riduzioni sostanziali delle aliquote per categorie in difficoltà.

Primo round: la rateizzazione
Gianfranco Conte, presidente della Commissione Finanza alla Camera, che è stato il vero teatro di battaglia, è soddisfatto al termine di giornate intense e per fortuna proficue. E fa il punto della situazione. Lunedì il primo round: chi dovrà pagare l’Imu sulla prima casa ora potrà scegliere se farlo in tre rate (giugno, settembre, dicembre) o in due rate (giugno, dicembre). Con il pagamento in tre rate, poiché la prima e la seconda rata sono calcolate ciascuna sulla base di un terzo dell’imposta dovuta con aliquota base per poi pagare a conguaglio il 16 dicembre, si sarebbe finito per pagare già a settembre oltre il 50%, cioè più del 66%.

La tassa sarà “una tantum”
Giovedì la “ciliegina sulla torta”, il trionfo, almeno simbolico, con l’esecutivo che ha accolto l’ordine del giorno presentato dal Pdl, con il quale il governo si impegna a trovare altre risorse per far sì che l’imposta sulla prima casa nel 2013 non ci sia più. Il partito di Alfano ha accettato l’Imu sulla prima casa, pur non facendo parte del suo stile di politica fiscale, solo come dura necessità e come risposta temporanea a una condizione di crisi economica. Ma la tassa sarebbe diventata assolutamente iniqua e odiosa in forma di fardello stabile sulle spalle delle famiglie e dei risparmiatori.

Risultati concreti
«Il nostro lavoro in Parlamento dimostra che, a differenza di altri partiti impegnati solo a parole, il Pdl  agisce concretamente per rendere più equi e sostenibili i sacrifici chiesti agli italiani dal governo dei tecnici», ha spiegato Gianfranco Conte. La reintroduzione dell’Imu penalizza situazioni familiari spesso già molto penalizzanti che gravano sulle famiglie di persone ammalate, sugli anziani e sui coniugi separati.

Anziani e disabili
Si deve proprio a Conte un altro emendamento approvato dal governo che rappresenta un terzo tassello molto significativo. Ha spiegato Conte: «Gli anziani negli istituti di cura e i disabili ricoverati in strutture sanitarie, se proprietari di una casa, rischiano di dover pagare l’Imu con l’aliquota più alta, cioè quella per la seconda casa. La correzione da noi voluta permetterà ora ai Comuni  di ridurre al minimo l’aliquota agevolata prevista per la prima casa ad anziani e disabili ricoverati nelle case di riposo». Grazie a questo emendamento si vanno poi a lenire le diseconomie dei coniugi separati con figli a carico, una situazione molto diffusa che rischiava di gettare molti nella disperazione.

Coniugi separati

«Quando un coniuge lascia la sua casa all’altro coniuge e ai figli», ha sottolineato, «spesso è obbligato all’acquisto di un altro immobile dove poter vivere. Ebbene, in questo caso si applicherà anche a questa nuova abitazione l’aliquota prevista come se si trattase di prima casa». Un po’ d’ossigeno che non resta nelle intenzioni, ma che i cittadini possono considerarsi un risultato acquisito, perché grazie al pressing del Pdl il governo si è impegnato a trovare le risorse necessarie per dare copertura economica certa a questi “sconti”.

Clausola di garanzia
E anche se il Governo si trovasse nelle condizioni di non poterlo più fare, entrerebbe in gioco a copertura la cosiddetta “clausola di garanzia” che il governo ha sottoscritto, ossia i tagli orizzontali alla spesa. La clausola preede che Inps e Inail taglino le spese di funzionamento di 60 milioni nel 2012 (48 milioni l’Inps e 12 l’Inail), e che anche i Monopoli di Stato risparmino  11,1 milioni di euro. È previsto poi un taglio lineare di competenza e cassa per i Ministeri: 280 milioni nel 2012 e 180 milioni a regime dal 2013. «Ci siamo battuti», spiega Conte, «perché la prima ipotesi formulata dal governo per dare copertura alle agevolazioni era quella di aumentare l’Imu sulle seconde case. Mi sono opposto perché si seguisse un’altra filosofia: tagli alla spesa e non inasprimento fiscale». Proprio su questo punto ieri mattina a Roma un ulteriore allarme è stato lanciato dal Coordnamento unitario dei proprietari immobiliari (Federproprietà-Arpe, Confappi, Uppi) nel corso di  una manifestazione al Capranichetta. «La decisione di tassare sempre ed esclusivamente la casa – ha dichiarato Massimo Anderson, presidente di Federproprietà – farà si che molti proprietari, saranno costretti a vendere intasando il mercato immobiliare». L’intenzione è arrivare a una mobilitazione «che induca il governo ad abolire l’Imu sulla prima casa».