Non solo fischi per Elsa: divisi sindacati e operai

Prima di lei solo Gianni De Michelis, ministro delle Partecipazioni statali in quel lontano 1981, aveva affrontato in prima persona un’assemblea di fabbrica. E, proprio per questo atto di buona volontà, alla fine è stata applaudita dai metalmeccanici. Non prima di essere stata interrotta dai fischi. Elsa Fornero, il ministro del Welfare, è uscita “bene” dall’incontro con gli operai dell’Alenia di Caselle dai quali era stata invitata per un confronto sulla riforma, soprattutto sulla parte che riguarda l’articolo 18. Certo, non è stato un idillio l’incontro di ieri. Ma, per il clima che si respirava alla vigilia, di sicuro l’onore delle armi per il ministro c’è stato. «C’è stato un applauso di cortesia al termine del suo intervento, ma il ministro non ha convinto i lavoratori, che l’hanno spesso interrotto mentre parlava», così il segretario nazionale della Fiom Giorgio Airaudo ha commentato la conclusione della giornata. Non a caso, come ha rilanciato il sindacalista, «da questa mattinata molti sono usciti convinti che la riforma va cambiata e che è necessario lo sciopero generale». Detto ciò ha riconosciuto «a Fornero il merito di aver accettato l’invito e di aver voluto ascoltare i lavoratori».
Nei giorni scorsi, l’intenzione del ministro di andare a “spiegare” la riforma del welfare ai lavoratori non era per nulla piaciuta a Susanna Camusso: «Ci vedo della supponenza in questo gesto, una sorta di “vengo io che così gliela spiego la riforma, perché voi non sapete fare il vostro mestiere”. Mi pare la sua una logica di sfida». Dichiazioni, queste del segretario della Cgil, nelle quali, a dire il vero, si notava una certa irritazione per il colpo di scena del ministro, che con questa decisione ha spiazzato un po’ chi l’accusava di essere troppo accademica e poco umana. E in effetti, nonostante la contestazione organizzata fuori la fabbrica da alcune sigle sindacali, (tra cui un operaio con il cappio al collo e alcuni striscioni che recitavano «La riforma va cambiata non spiegata») la visita – almeno dal punto di vista di immagine – ha segnato un punto a favore della “professoressa”. Ma cosa ha detto il ministro agli operai? «È vitale che questo governo non resti chiuso nei palazzi romani e spieghi i suoi provvedimenti. Noi non abbiamo avuto degli elettori. Considero questo un periodo transitorio del mio percorso professionale, non aspettatevi da me un comizio». Questa la captatio benevolentiae. Sulla riforma, però, le parole di Fornero sono state nette: «La riforma del lavoro – ha continuato – è necessaria perché il nostro mercato del lavoro negli ultimi quindici anni ha funzionato troppo poco, poca occupazione, basta qualità e precariato. Si è creato un’occupazione mordi e fuggi per i giovani: flessibile, ma di una flessibilità non sana, non positiva. È importantissimo, perchè occupazione di questo tipo non crea presupposti per produttività. Così il Paese non cresce. Non crea prospettive ai giovani, e manda lavoratori in pensione troppo presto». Quanto al tema dei licenziamenti «la soluzione che abbiamo dato è quella che riteniamo equilibrata, tanto che non è piaciuta alle imprese né a una parte del sindacato, il compito del governo era trovare una soluzione equilibrata in vista di permettere alle imprese di non considerare più il dogma: assumo e non posso più licenziare».
Tutto liscio allora? Certo che no. Ci sono stati fischi durante il suo intervento, domande, contestazione di sindacati verso altre sigle. Ma ognuno, alla fine, è uscito con le proprie convinzioni. Il governo con quella di continuare con la riforma. I sindacati con quella di continuare la protesta. Ma almeno un tabù è stato infranto. Di questi tempi è già qualcosa.