Non dite a mia madre che sono un politico…

Una volta dedicare la propria vita alla politica era equiparato a una scelta ascetica. Da un po’ di anni si è diffusa la teoria che – essendo la politica intesa come un lucrativo posto di lavoro – chi fa solo quello è un pappone. E anche ignorante e pigro. Quindi, meglio “pianista in un bordello di Caracas”. O anche comico. C’è sempre stato qualche politico che si è dilettato di arte drammatica ed è vero che saper recitare su un palco era utile quando si viveva di comizi. Ma nessuno ha mai pensato che bastasse. Cioè, il talento di un attore è saper recitare una parte e cioè non essere veramente quello che mostra. Fondamentalmente si tratta di mentire bene. O dire cose belle che però ha scritto qualcun altro: interpretare un ruolo, fingere con stile. Grillo non era male come comico. Il problema è iniziato quando il pubblico non è più stato in grado di capire la differenza tra la recitazione e la realtà. Esiste un termine scientifico per definire questa patologia. Lo stesso vale – ahinoi – per altri attori o cantanti miliardari che a un certo punto della carriera si scoprono guru. Vogliamo qualcuno che ci prenda professionalmente per il naso e ci dica ciò che ci vogliamo sentir dire? A questo punto meglio un astrologo.