Negozi aperti: sono sacri solo 25 aprile e 1° maggio?

È un bene o un male che oggi i negozi siano aperti? Dal punto di vista degli incassi una risposta arriverà a fine giornata. Da quello degli eventuali vantaggi per i lavoratori arriverà a fine mese, quando si vedrà se il festivo in busta paga riuscirà a dare un po’ di respiro ai bilanci familiari in crisi o se non sarebbe stato meglio dedicare la giornata al riposo e alla famiglia. Tutto questo però difficilmente potrà cancellare le polemiche di questi giorni, perché una loro parte cospicua non ha nulla a che fare con l’approccio pragmatico ai nuovi orari introdotti dal decreto liberalizzazioni. Esattamente come è stato per il 25 aprile, infatti, le posizioni di maggiore e più compatta ostilità verso i negozi aperti nella festa dei lavoratori hanno un sapore puramente ideologico. Il punto, per molti, non è la libertà di scelta dei commercianti o il diritto al riposto dei dipendenti. Il punto, per molti, è la difesa a oltranza di una “santa festa laica” che non può essere messa in discussione per nessun motivo e che, in alcuni casi, sembra più intoccabile delle vere feste sacre, dal Natale alla Pasqua.
«È la festa dei lavoratori e bisogna che i lavoratori stiano a casa», sostengono in buona sostanza i sindacati, con una presa di posizione che appare comprensibile. Ma che dire, per esempio, di quegli amministratori che hanno fatto di tutto per convincere i negozianti a stare chiusi o di quei gruppi che minacciano azioni ritorsive nei confronti di chi comunque vorrà lavorare? A Bologna la “Santa insolvenza”, che riunisce alcuni centri sociali cittadini, ha già messo a segno alcuni blitz contro i negozi delle vie dello shopping che hanno optato per l’apertura. A Milano la Confederazione unitaria di base ha annunciato che oggi «saranno organizzate azioni nei confronti di negozi e centri commerciali che resteranno aperti». Le azioni si svolgeranno durante la May Day Parade che grazie all’intervento del sindaco Giuliano Pisapia potrà sfilare in corteo lungo un percorso che era stato “sconsigliato” dalla Questura. Pisapia è stato anche fra i sindaci che hanno cercato di evitare la dissacrazione dell’altra festa laica della sinistra: il 25 aprile. S’è ritrovato però con la maggior parte dei negozi aperti. È andata meglio al sindaco di Forlì, Roberto Balzani del Pd, che tanto il 25 aprile quanto per oggi ha spuntato la chiusura del centro commerciale cittadino. Ma a vantaggio di chi? È l’altra domanda che pende sulle polemiche di questi giorni, perché poi a ben guardare esercenti, lavoratori e consumatori, ovvero i soggetti concretamente interessati dalla questione, hanno posizioni parecchio articolate. Per capire quanto siano variegate quelle dei commercianti basti dire che Confcommercio di Roma ha invitato gli associati a tenere chiusi i negozi, mentre la stessa organizzazione a Napoli ha rivendicato l’apertura come una buona opportunità. «Non è vero che più si sta aperti più si incassa. «C’è la crisi», ha spiegato il presidente romano Valter Giammaria, sottolineando che «noi siamo per il rispetto delle festività religiose e laiche» e chiedendo «la revoca di queste liberalizzazioni, dannose per il commercio di vicinato». A Napoli, invece, chiarendo che tra crisi e misure come la Ztl il terziario vive un momento di grande difficoltà, l’organizzazione ha spiegato che «l’apertura dei negozi il primo maggio rappresenta un segnale di vitalità della città in una giornata in cui le famiglie e i turisti possono riversarsi per le strade». La lettura partenopea appare tanto più plausibile alla luce dei dati forniti dalle associazioni di consumatori, secondo le quali il 90% dei cittadini si dice favorevole all’apertura. «Nei giorni di festa – ha sottolineato il Codacons – le famiglie escono, girano per le strade, consumano fuori casa e fanno quegli acquisti che nei giorni feriali vengono solitamente rimandati». Quanto ai lavoratori, poi, è stata la Federdistribuzione a ricordare che nei festivi si guadagna il 30% in più, con una fiscalizzazione al 10% e non al 30 come avviene per le domeniche. «Lavorare conviene ai lavoratori», ha sostenuto il presidente dell’associazione Giovanni Cobolli Gigli, sottolineando che «invece di fare appelli per i negozi chiusi» è preferibile «chiedere al governo di abbassare tutto al dieci». Favorevoli o contrari che siano, dunque, gli addetti ai lavori e i cittadini guardano agli effetti pratici dell’apertura dei negozi, con l’effetto di far apparire quanto mai scollati dalla realtà quei soggetti che, invece, si appellano all’inviolabilità di “sante feste laiche”.