Napolitano monarca e pontefice

Il presidente della Repubblica ha esternato di nuovo e su tutto. Sul rinnovamento della politica che passa per il rilancio dei partiti e il freno a derive demagogiche. Sul finanziamento pubblico (che però dovrebbe sapere non esiste più e si chiama ora “rimborso”) che deve essere gestito con maggiore trasparenza. Sulle elezioni, che lui non vuole ad ottobre perché – dice – il governo deve arrivare alla “scadenza naturale”. Sul 25 aprile, che esige che sia la festa di tutti gli italiani. E sulla legge elettorale, facendo appello ai cittadini perché non votino “i nominati”. Qualcuno, di recente, potrebbe essere stato indotto a pensare che Napolitano sia presidente per diritto divino. In realtà, come da Costituzione, è lì perché votato dai parlamentari eletti nel 2006 con il “porcellum”, quindi da un’assemblea di soli nominati. Lui stesso è un esemplare augusto del ceto parlamentare essendo stato deputato per 12 legislature. Poi nominato senatore a vita da Ciampi.  Per carità, va tutto bene. Però la Costituzione non prevede che sia lui a decidere la durata di un governo, che si regge sulla fiducia parlamentare. E non si può dire di un governo “tecnico” che abbia una scdenza “naturale”. Quindi, se Monti perde la maggioranza non è Re Giorgio che decide se si va o meno a elezioni. Può proporre, se vuole, un nuovo incarico tecnico, ma se il Parlamento vuole il voto non può impedirlo. Infne: il 25 aprile festa di tutti? Provi a convincere i nostalgici della guerra civile che ieri gridavano “fasci al rogo”…