Monti, Di Pietro, la Bindi e Grillo: a ognuno la sua lotta partigiana

Vabbè, l’abbiamo capito, siamo tornati al 1945. Non ce n’eravamo accorti ma – se lo dicono tutti – qualcosa di vero ci sarà. Ognuno si cuce addosso un 25 aprile pro domo sua. E così, secondo Di Pietro, la Liberazione dev’essere lotta contro le lobby economiche e finanziarie. Ergo, contro quel governo dei banchieri che lui – in un modo o nell’altro – ha aiutato a traslocare nelle stanze di Palazzo Chigi festeggiando un’altra Liberazione, quella dal Cav, assieme al popolo viola. Secondo Monti, invece, per far fronte all’emergenza economica bisogna voltarsi indietro: «Come per la Liberazione, lavoriamo tutti insieme contro la crisi». Crisi uguale fascismo, un parallelo quantomeno originale. Ma c’è anche Rosi Bindi che se ne inventa una: «Come nel ’45, anche oggi in Italia e in Europa si tratta di affrontare una vera e propria ricostruzione civile e morale». Dalla pasionaria, quindi, arriva un’altra Liberazione, quella del Vecchio Continente. All’appello non può mancare Beppe Grillo, che sul suo blog spiega: «Nel 1945 tornavamo liberi con le armi in pugno, i nostri nonni e i nostri padri volevano un’Italia libera e democratica. Se i partigiani potessero levarsi dalle tombe  riprenderebbero in mano la mitraglia». Tutti figli di Michele Santoro. Che fu il primo, in diretta tv, a costruirsi la lotta partigiana in famiglia cantando “Bella ciao”. Pro domo sua.