Male l’asta dei Btp, ora il debito italiano pesa di più

Un’ora e mezzo a colloquio con il presidente della Commissione europea Josè Manuel Durao Barroso, poi il ritorno a Roma, dove  di Mario Monti s’è trovato a fare i conti anche con un malore della moglie, ricoverata in ospedale per accertamenti. Mentre la politica europea resta appesa alle presidenziali francesi del 6 maggio, che potrebbero incoronare all’Eliseo il socialista Francois Hollande scompaginando l’asse franco-tedesco, il premier italiano continua ad esercitare il ruolo di sostituto Sarkozy per la Merkel e quello di neoprofeta della crescita con la Bce e la Commissione Ue. Il premier italiano, ieri mattina, ha parlato a lungo con Barroso del tema su cui tutti da qualche giorno si cimentano, la crescita, visto che anche il governo italiano è finalmente arrivato alla conclusione che di solo rigore si può anche morire. «Con Monti abbiamo avuto uno scambio molto amichevole sulla necessità di sostenere gli investimenti per la crescita», ha spiegato Barroso, in una conferenza stampa a Bruxelles. «Siamo pronti a lavorare sugli investimenti in modo compatibile con il Patto di stabilità e con gli impegni in termini di consolidamento di bilancio», ha aggiunto, ricordando, a quanti chiedono a Bruxelles di insistere di più sulla crescita, che la Commissione ha già una strategia per la crescita, «è Europa 2020, è stata approvata all’unanimità dagli Stati membri e può essere adattata e completata in questa situazione difficile».  «A causa della crisi nella zona euro abbiamo avuto bisogno di dare risposte immediate in termini di disciplina fiscale e di riforme strutturali. Ma questo non vuol dire – ha rivendicato Barroso – che la Commissione non si sia occupata della crescita».

La Merkel da convincere
Per Roma e Bruxelles, “ci devono essere dei progressi accelerati e più efficaci nei settori dell’economia digitale, dell’energia e dei servizi”. Molti di questi temi sono contenuti nella lettera dei 12 leader che su iniziativa dell’Italia è stata inviata nel febbraio scorso a Barroso e al presidente del Consiglio Herman van Rompuy. Francia e Germania non l’hanno firmata, ma le posizioni si stanno evolvendo e la loro firma potrebbe aggiungersi prima del Vertice informale di inizio giugno, che van Rompuy non esclude di convocare. La cancelliera Angela Merkel sta uscendo dalle secche rigoriste e ieri da Berlino ha assicurato che lavorerà “bene insieme” al futuro presidente francese, chiunque esca vincitore dal ballottaggio tra Sarkozy e Hollande, perchè lo richiede “la responsabilità di entrambi i nostri Paesi”.

Btp, asta ok ma a tassi alti
Ma l’Italia deve fare i conti con la propria crescita, che non si vede all’orizzonte, e con il proprio debito. Luci e ombre nell’asta del Tesoro, che ha collocato Btp a 5 e 10 anni per complessivi 4,9 miliardi, poco meno dell’importo massimo prefissato di 5 miliardi, ma ha dovuto offrire tassi più alti. Sulla scadenza settembre 2022, il rendimento medio è salito al 5,84% dal 5,24% dell’asta di marzo e per il maggio 2017 il tasso è cresciuto al 4,86% dal 4,18% precedente.


Alfano: mai chiesto il voto a ottobre

Dal Pdl la linea del sostegno a Monti non cambia, ma aumentano i paletti. Sul fronte della crescita, «noi apprezziamo lo sforzo che il presidente Monti sta compiendo in Europa, siamo convinti che quello che lui sta facendo, unitamente al ministro Moavero, è fatto sulla strada giusta», ha detto ieri il candidato sindaco del Pdl.  «Quella è la strada – ha proseguito – spingere l’Europa alla crescita e siamo convinti e vogliamo sperare che tutto ciò nasca da un’istanza forte italiana – ha concluso Alfano – senza aspettare che ce lo chiedano i francese. Noi non abbiamo mai chiesto il voto ad ottobre, pensiamo che il governo stia prendendo la strada giusta».

Tremonti e Brunetta all’attacco

I due economisti di punta del Pdl, invece, non sono altrettanto soft nei giudizi su Monti. Brunetta e Tremonti vanno decisamente all’attacco. «Un’altra asta andata male: il Tesoro ha appena collocato 2,5 miliardi di Btp a 10 anni con una cedola del 5,50% (rendimento lordo del 5,84%). Siamo nuovamente a livelli di rendimento dei nostri titoli decennali da allarme. Evidentemente, a nulla sono serviti i masochistici riti voodoo del rigore ad ogni costo voluti da Angela Merkel. Questo dimostra come siamo all’interno di una speculazione mondiale sull’area euro, in particolare su alcuni Paesi. Le politiche economiche dei singoli governi c’entrano poco», afferma Brunetta. «Ho l’impressione che siano documenti a cui dare un limitato grado di affidabilità», risponde invece l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ad una domanda sulla possibilità se ci sia una ripresa in Italia a partire dal 2013. «Sulla crescita Monti nel giugno scorso diceva “c’è rigore ma non c’è la crescita”. Ora dice che il rigore è alla base della crescita», ha proseguito Tremonti. «Nei tre anni da maggio 2008 a maggio 2011 non ci sono stati dati così negativi – ha aggiunto l’ex ministro – il deficit scendeva, il debito saliva poco e nel 2010 l’Italia è cresciuta più della Francia. C’era una certa coesione sociale e tutti i soldi sono finiti nel sociale per gli ammortizzatori. Mi hanno accusato di fare tagli lineari, ma i tagli lineari non esistono, sono solo clausole finali, perchè ogni ministro ha il dovere di fare una sua finanziaria, se non la fa lì c’è un taglio lineare. Il primo taglio fatto da questo governo la settimana scorsa è lineare».