Le Tigri Celtiche? Chi se ne ricorda: oggi sembrano lontane anni luce

Vi ricordate le Tigri Celtiche, quando tutti invidiavano l’Irlanda perché capace di attrarre investimenti esteri e di fare sviluppo? Noi sì. E forse è per questo che ci sembrano passati anni luce. Una popolazione di quattro milioni e mezzo di persone tutte mobilitate a incassare le “cedole” di due decenni di boom economico, iniziati con l’aumento delle esportazioni degli anni Novanta e proseguite con la bolla speculativa immobiliare. Con l’euro arrivarono anche aumenti consistenti dei salari e con essi l’esplosione dei mutui per l’acquisto della prima e della seconda casa (ancora nel 2011 l’importo dei prestiti ammontava al 124 per cento del Pil). Oggi chi lavora nell’edilizia non guadagna più i 1.000 euro a settimana di qualche anno fa, ma se gli va bene si deve accontentare di  un terzo. Così gli impegni con le banche molto spesso non vengono onorati, la disoccupazione è al 14,6 per cento, l’emigrazione è tornata a essere una dura realtà (in un solo anno 75mila persone hanno lasciato il Paese) e, per tutti, c’è stata una drastica riduzione del tenore di vita. Lo spettro è quello di un’Irlanda contadina, come ai tempi della carestia delle patate di un secolo e mezzo fa. Ma nemmeno questo potrebbe bastare. Per dare un’idea della dimensione del “dramma” irlandese è sufficiente ricordare che nell’edilizia sono oggi occupate poco meno di 107mila persone: nel 2007 erano oltre 270mila.