Le Pen, la rivincita degli “invisibili”

E pensare che nell’ultimo sondaggio prima del silenzio elettorale Marine Le Pen e Jean-Luc Melenchon (estrema sinistra) condividevano lo stesso 14% di previsioni di voto. Invece lei ha preso il 18 per cento, lui l’11. Una forbice un po’ troppo ampia. Fa lo stesso effetto delle agenzie e dei giornali italiani che parlano di un «inaspettato boom» della Le Pen. In realtà il successo della figlia del fondatore del Front National era ampiamente annunciato: le dichiarazioni critiche verso l’Unione europea e il sistema delle banche hanno dato a Marine Le Pen quella marcia in più che le ha consentito di ottenere questo successo e di sparigliare le carte della politica francese oltreché naturalmente di far preoccupare le autoreferenziali forze «democratiche» francesi.
Sono almeno trent’anni che sei milioni di cittadini francesi, gli elettori del Front, sono tenuti fuori dalla politica attiva a causa di un sistema elettorale, quello maggioritario a doppio turno, francamente abnorme. Partiti che arrivano al 15 o al 16 per cento dei consensi non hanno neanche un deputato nel parlamento francese. Solo nel 1986, quando l’allora presidente François Mitterrand introdusse il sistema proporzionale per avvantaggiare il suo partito, quello socialista, Le Pen prese il 16 per cento dei voti e 35 deputati. Ma nel 1988 fu reintrodotto il maggioritario, e Le Pen elesse un solo deputato, pur avendo conseguito la stessa percentuale.
Si tratta di un autentico vulnus per la democrazia rappresentativa, tanto più grave in Francia, nazione che si proclama democratica, culla dei lumi, libertaria e quant’altro. Lo dice il buon senso: tenere fuori dalla politica attiva, quella che decide, sei milioni e più di cittadini che hanno liberamente scelto uno schieramento, significa non solo non tutelare le minoranze (e qui non si tratta di una minoranza locale o etnica) quanto non dare voce a un francese su cinque in quelli che sono i processi decisionali. È il sistema maggioritario, si dice, che garantisce maggiore stabilità. Sarà, ma a scapito della democrazia, però. Come funziona? Il sistema maggioritario uninominale a doppio turno eventuale (così si chiama) al primo turno richiede la maggioranza assoluta per aggiudicarsi il seggio in palio. Qualora nessun candidato ottenga il 50%+1 dei consensi, si va al secondo turno, dove basta la maggioranza relativa, a cui possono accedere solo quei candidati che abbiano ottenuto al primo turno almeno il 12,5% calcolato sugli aventi diritto al voto (ovvero circa il 20% dei voti validi). In genere si contendono i seggi il candidato del centrodestra e del centrosinistra, anche perché, nel caso di un primo posto di un candidato del Fn, nessuno fa accordi con lui e ci si allea per sconfiggerlo. In questo modo le cosiddette ali estreme, e in particolare un’ala estrema, sono tagliate fuori completamente. Ora si vorrebbe importarlo anche da noi, ma restano i dubbi sull’effettivo tasso di democraticità e soprattutto di rappresentatività di questo sistema, anche considerando che in Italia c’è più frazionamento rispetto alla Francia.
Ma c’è anche un’altra considerazione da fare, sentite le lamentazioni e le preoccupazioni dei “soloni” dell’Unione europea e di quasi tutti i partiti italiani che demonizzano gli elettori della Le Pen: ossia che Marine è riuscita negli ultimi anni a rinnovare il partito, togliendogli quelle caratteristiche – più percepite che reali – di xenofobia e di razzismo che gli venivano attribuite spesso in malafede. È una donna nata nel 1968, che non ha nessun passato da nascondere, tre figli, e che di professione fa l’avvocato. Difficile comprendere come possa essere un pericolo per la democrazia, considerando anche il numero significativo dei francesi che la scelgono. Secondo il filosofo francese Michel Onfray non si può ridurre la formazione di Le Pen a un partito di estrema destra. È molto più complesso. L’opinionista, che è abbastanza vicino alle posizioni politiche di Melenchon, va anche oltre: se Sarkozy perdesse e scomparisse dalla scena francese, dice, la ricostruzione la destra transalpina ripartirebbe proprio da Marine Le Pen.
E in un certo senso lo ha detto anche lei, subito dopo i risultati: «I francesi hanno capito che siamo l’unica forza politica credibile». Per la leader del Front National né Hollande, né Sarkozy potranno risolvere i problemi che la Francia e l’Europa hanno davanti. «Niente più sarà come prima», ha esultato la Le Pen davanti ai suoi fan. Domenica nel quartiere generale di Marine, in una zona popolare del 15° arrondissement di Parigi, si è fatto festa fino a tardi. In campagna elettorale, ha puntato su immigrazione e priorità nazionale, su protezionismo e uscita dall’euro. Ha sempre sostenuto di essere la sola candidata antisistema. Ha fatto leva sulla preoccupazione della mondializzazione, degli stranieri, dell’islam. Il primo maggio renderà nota la sua posizione per il secondo turno, che si terrà tra quindici giorni. E la sua indicazione, dall’alto del suo 18%, potrebbe decidere davvero la partita.