La sinistra s’inventa il 25 aprile all’amatriciana

All’affannosa ricerca dell’identità perduta. Il Pd ha deciso: è venuto il momento di accontentare Nanni Moretti dicendo finalmente qualcosa di sinistra. Guarda un po’, è caduta a fagiolo la data del 25 aprile. Bisogna approfittarne, al diavolo tutti i discorsi sulla riconciliazione, torniamo ai vecchi tempi anche a costo di sfiorare il ridicolo come Piero Fassino, che si è spinto fino ad “arruolare” San Suu Kyi: «Niente fiaccolata, vado in Birmania dove incontrerò la coraggiosa leader premio Nobel per la Pace e festeggerò con lei». Sette più. Pierluigi Bersani, invece, ha fatto il grande annuncio stile Peppone: «Il Pd è il partito della liberazione», una frase retrò, ma tesa a recuperare i vecchi militanti falce e martello, troppo turbati dall’appoggio al governo dei banchieri. Sette più. E i sindacati? In sciopero per impedire l’apertura dei negozi, Milano docet. «Una scelta ideologica – ha commentato Ignazio La Russa – che prova come il 25 aprile sia una ricorrenza che la sinistra interpreta in chiave di sopraffazione». La caccia alle streghe non è finita qui, la Cgil ha individuato lo stregone di turno: è Bernardo Caprotti, fondatore di Esselunga, “colpevole” di aprire i supermercati proprio nella festa “sacra”. Li apra la domenica, chissenefrega della Santa Messa. Li apra a Capodanno, chissenefrega dei botti. Ma il 25 aprile no, niente carrelli della spesa. Il nemico è servito.