La Severino: avanti adagio con la riforma

Il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha depositato l’emendamento del governo al disegno di legge anticorruzione. Tra le novità aumenta a cinque anni la pena massima del reato di corruzione per l’esercizio della funzione (finora è da 6 mesi a 3 anni). L’aumento della pena massima non agisce sul calcolo della prescrizione, ma – ha tenuto a sottolineare il ministro – «tutte le norme incidono sui processi in corso. Perché ciò non avvenga, dovremmo azzerare tutti i processi e farli ripartire da capo. Sfido chiunque a trovare una norma, anche la più banale, che non incida sui procedimenti in corso. Esiste non a caso una norma, in apertura del codice penale, che disciplina la successione delle leggi penali nel tempo. Per questo l’incidenza sui processi in corso è fisiologia, non patologia del sistema. Dobbiamo avere il coraggio di intervenire e, se si interviene seriamente e con razionalità, nessuno può dire che si è intervenuti per incidere su un processo o un altro». Al termine della seduta l’ufficio di presidenza delle commissioni ha fissato al 4 maggio il termine per i subemendamenti al testo. L’8 maggio, poi, le due commissioni dovrebbero essere riconvocate sull’argomento.
Per quanto riguarda il reato di falso in bilancio – ha proseguito il ministro – «c’è una serie di proposte di legge pendenti in Parlamento. È una materia diversa» da quella della corruzione, «con una sua autonomia e una trattazione separata. Quando arriveranno i tempi parlamentari» per affrontare l’argomento, «il governo non si sottrarrà ai suoi doveri». Le bozze su intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati – ha continuato la Severino – «sono pronte e naturalmente aperte alla discussione parlamentare». I tempi della trattazione dei due temi «non dipendono da me, ma dalla calendarizzazione, che non sarà fatta dal governo, ma dipende dai presidenti di Camera e Senato». Su questo il guardasigilli ha insistito: «Il lavoro fatto» sui tre temi della giustizia (inclusa la corruzione) «è estremamente proficuo e ha portato a un avvicinamento delle posizioni, ma il resto va lasciato al dibattito parlamentare, che ci deve essere. Rimane il grande ruolo del Parlamento, che può proporre e approvare modifiche sia sulla corruzione che sugli altri temi. Però le posizioni si sono molto avvicinate: c’è la speranza di portare avanti in tempi coerenti anche gli altri due provvedimenti». Pure la bozza sulle intercettazioni «è pronta»: «si trattava di mettere insieme interessi tutti fondamentali» come «diritto all’informazione, tutela della privacy e possibilità per i magistrati di indagare» e nessuno di questi valori è stato sottovalutato. Sui testi in materia di corruzione, responsabilità civile dei magistrati e corruzione – ha concluso – «mi sembra si sia arrivati a un buon punto di equilibrio tra valori».
Prima dell’intervento del ministro davanti alle commissioni riunite di Giustizia e Affari costituzionali c’era stato l’incontro fra la stessa Severino ed i rappresentanti di Pdl, Pd e Terzo Polo, incontro evidentemente propedeutico alla presentazione dell’emendamento sulla corruzione. «La contestualità nella discussione dei tre temi» della corruzione, delle intercettazioni e della responsabilità civile dei magistrati – ha spiegato il ministro – «non è stata intesa da alcuna delle rappresentanze politiche presenti al tavolo come contemporaneità dell’iter parlamentare, che non dipende dal governo ma dalle decisioni inerenti la calendarizzazione, su cui spetta alle forze politiche accordarsi». Sul ddl anticorruzione «abbiamo rispettato la tempistica su cui ci eravamo impegnati con i presidenti delle commissioni parlamentari. L’emendamento tiene conto del confronto di idee svoltosi nel corso degli incontri parlamentari. La scelta alla base della mia proposta, così come per gli altri due provvedimenti discussi in questi giorni, è stata quella di costruire attraverso il dialogo l’ossatura portante dei tre interventi normativi, in modo da delineare una struttura dotata di coerenza e logica interna, anche sotto il profilo della misura delle pene».
Nonostante le posizioni non completamente convergenti, i pareri dei tre principali partiti sono stati positivi. A quello del Pdl, di cui riferiamo a parte, si è aggiunto quello del Pd sullo «spacchettamento» degli interventi riguardanti i tre temi in discussione e la decisione «di incardinare il provvedimento anticorruzione, che è un atto di grande responsabilità». «Sarebbe stato incomprensibile – ha sottolineato il responsabile giustizia, Andrea Orlando – se il ddl anticorruzione fosse stato tenuto ostaggio rispetto alla gravità del fenomeno in Italia». Sugli altri temi – ha spiegato – «sono stati fatti passi avanti rispetto alle posizioni di partenza, ma non ancora tali da poter parlare di condivisione». È compito delle forze politiche «trovare un punto di incontro» sui temi della giustizia, «ciascuno deve rinunciare a qualcosa, l’alternativa è la paralisi»: Roberto Rao, capogruppo dell’Udc in commissione Giustizia alla Camera, ha sintetizzato così lo stato dell’arte nella discussione tra il ministro e i partiti, riconoscendo al guardasigilli il merito di avere «raggiunto il punto di intesa più alto possibile». Ora «sta alle forze politiche prendersi le proprie responsabilità. Tutti – ha aggiunto – alla fine dell’incontro ci siamo detti non pienamente soddisfatti, ma vedremo se altri passi avanti saranno fatti nel corso dei lavori parlamentari».