«La politica non è il male…» ma Grillo fa il giacobino

C’è un altro sondaggio, quello Emg per La7, che stavolta ridimensiona Beppe Grillo (4,4%) e la sua formazione ma ormai l’agenda mediatica lo vede protagonista, e lui già si autoproclama vincitore in pectore del voto di maggio. Il leader del movimento 5 Stelle si sente talmente a suo agio in questo ruolo da alzare i toni dello scontro fino al paradosso. Il nemico sono i partiti, senza distinzioni: in un lungo post sul suo blog ha messo nero su bianco le sue accuse alla politica, con accenti giacobini. «Lo so che confidate nella memoria breve degli italiani. Vi volete ripresentare, riverginati dai media, alle elezioni 2013. Avete il terrore di perdere il controllo delle operazioni. Sapete bene cosa vuol dire non disporre più di giornali e televisioni infarciti di servi e senza le forze dell’Ordine ai vostri comandi. Vuol dire essere messi sotto processo dalla Nazione che avete distrutto». Ma, avverte: «Nessuno uscirà di qui, parafrasando Jim Morrison, senza un pubblico dibattimento. Senza una pena esemplare». «Vi do un consiglio – conclude Grillo – cercatevi un avvocato, magari Ghedini, che mi sembra abbastanza libero in questo momento. Forse vi verranno concesse le attenuanti…». Se a poco meno di un mese dal voto amministrativo siamo già a questi livelli, ai forconi agitati sia pur metaforicamente, all’esaltazione del ribellismo, è lecito attendersi di tutto. Grillo scavalca in un solo post persino le iperboli dipietriste che accusava il premier Monti di avere sulla coscienza i suicidi causati dalla crisi. Sul fronte della politica nessuno se la sente, per fortuna, di scendere al suo livello, anche perché ieri un monito in difesa della politica è giunto dal presidente della Repubblica Napolitano: «Guai – ha detto – a fare di tutte le erbe un fascio, a demonizzare i partiti, a rifiutare la politica». Il capo dello Stato ha anche esortato a non dimenticare «gli esempi passati epresenti di onestà politica» avvertendo che anche quando il «marcio» sembra farsi «soffocante» bisogna trasmettere ai giovani la «vocazione della politica». Ma può bastare in una fase caotica come l’attuale? In molti hanno l’impressione che il sistema stia per implodere. Allarme lanciato da Bersani e ripreso ieri in un’intervista dal presidente della Camera Gianfranco Fini («Qui si balla sul Titanic»). Per non andare a sbattere contro l’iceberg dell’antipolitica molto dipenderà dalla capacità di autoriforma che i partiti stessi sapranno dimostrare. Per accelerare l’iter della proposta di legge cosiddetta ABC (dai nomi di Alfano, Bersani e Casini che l’hanno firmata) che introduce norme più rigorose per il controllo dei bilanci ieri la Camera ha votato (per alzata di mano) l’assegnazione della stessa in commissione in sede legislativa. Nell’introduzione i leader di Pdl, Pd e Udc difendono il principio del finanziamento alla politica per evitare che i partiti diventino succubi delle lobby. Un ragionamento che anche ieri è stato riproposto da Fabrizio Cicchitto, che ha invitato a distinguere tra gli abusi e la necessità insostituibile di destinare risorse, in modo trasparente, alla politica: «Il finanziamento dei partiti va regolato in modo assai più rigoroso del passato. Viene ridotto di un terzo di qui al 2013 per due provvedimenti presi dal governo Berlusconi e può essere anche ulteriormente rivisto ma non può essere eliminato del tutto». Alla richiesta della sede legislativa in commissione si è però opposta la Lega, che vuole un dibattito in aula sulla riforma dei partiti e che ha organizzato una raccolta di firme per riassegnare il provvedimento in sede referente.  Le firme raccolte sono state complessivamente 76, vanificando di fatto il voto dell’aula sulla sede legislativa.