La Fiom al tramonto, i pugni chiusi non vanno più

C’era una volta la Fiom, aristocrazia del sindacato e azionista di maggioranza della Cgil. Adesso quei tempi sono cambiati. Con la Fiat che perde terreno e le tute blu che diminuiscono di numero anche le adesioni dei metalmeccanici alla Cgil scendono (358.722 nel 2011), mentre le altre categorie crescono d’importanza. I pensionati, ad esempio, hanno in mano oltre la metà delle tessere (2.997.404 a fronte di 5.775.962 adesioni complessive) e detengono la “golden share” di ogni iniziativa di Corso d’Italia. Ma, per restare ai lavoratori attivi, fa impressione vedere che anche gli edili (359.120 iscritti), dopo la Funzione pubblica (411.924) e il commercio (399.819), hanno superarto per numeri la Fiom, che adesso si classifica solo al quarto posto. Con questi scenari sotto gli occhi, la vecchia Flm, lontana da noi soltanto qualche decennio, sembra rappresentare la preistoria del sindacato. Un quadro che è figlio della terziarizzazione della società e nasce dal declino di un certo tipo di impresa, ma è anche il risultato di un modo di fare sindacato che continua ancora ad essere legato alla vecchia lotta di classe, invece che alla più fattiva collaborazione tra capitale e lavoro sposata da altre organizzazioni sindacali.