Impegno per l’unità dei moderati

Nel futuro del Pdl c’è l’impegno a riunire i moderati italiani. Ormai è una decisione presa, il primo punto nell’agenda di un Silvio Berlusconi intenzionato a non stare più in disparte e che non intende assistere senza combattere alla disgregazione del partito che ha fondato. Proprio il Pdl dovrà essere, nei suoi disegni, il pilastro attorno al quale aggregare i “fratelli d’Italia”. Per questo l’ex premier ha cercato di convincere Giuseppe Pisanu, firmatario del documento in cui si chiede di andare oltre il Pdl, a impegnarsi su questo progetto per coinvolgere anche Pier Ferdinando Casini.
Per il prossimo futuro – ha detto ieri Angelino Alfano –  «noi speriamo di andare in compagnia di tutti i moderati perché ciò a cui noi stiamo lavorando è un rafforzamento dell’area moderata italiana, cioè di tutti coloro che sono alternativi alle sinistre». Tutti coloro, ha proseguito, «che rappresentano, storicamente, la maggioranza degli italiani: se questa maggioranza è unita, vince – ha concluso – e per questo lavoriamo per l’unità». Alfano ha anche sottolineato che il risultato delle prossime amministrative non dovrà essere caricato troppo di significati politici: «Crediamo che la cosa più importante di una tornata civica sia la dimensione civica, cioè i cittadini che voteranno per la loro città, e non per fatti esterni alla loro città». E tra i fatti esterni Alfano individua anche le ultime notizie relative al processo sul caso Ruby.
Nel centrodestra tutto è dunque in movimento per arrivare all’aggregazione di un nuovo polo che ricomponga forze e personaggi, vecchi e nuovi, che possano ridare identità a un rassemblement liberaldemocratico. In questo senso va letta l’iniziativa di Pisanu secondo Lamberto Dini, cofirmatario del documento che chiede di andare oltrre il Pdl: «Insieme a Pisanu – ha detto – abbiamo aperto un ragionamento per arrivare alla costituzione di un grande partito di centro di cui l’Italia oggi ha bisogno. Dovrà unire Pdl e Udc. Le conversazioni sono in corso, anche se ci sono ancora nodi da sciogliere». Dini ha spiegato che «si continua a lavorare su questa idea di riunire tutte le forze liberaldemocratiche laiche e cattoliche, in una parola i moderati, che fanno parte del partito Popolare Europeo».
«È un disegno – ha concluso – che ha bisogno di lavoro e dialogo. Un progetto del genere sarebbe utile per le nuove elezioni. Senza l’Udc il progetto non potrebbe fare passi avanti. Montezemolo? Certamente non potrebbe andare a sinistra, quindi non è escluso che possa guardare dalla nostra parte». E Casini ieri è tornato sull’argomento chiedendo al Pdl di appoggiare con lealtà il governo Monti: «Se Berlusconi vuole avere un rapporto con me deve sostenere Monti senza mettergli paletti e se vuole mi può telefonare, non ha bisogno di chiedere a Pisanu di parlarmi. Io non ho mai avuto sentimenti ostili contro Berlusconi, non mi sono mai accodato alle campagne contro Berlusconi. Ho rispetto per la sua forza politica e per i milioni di elettori del Pdl, ma ho una idea diversa dei moderati, che non sono populisti o demagoghi e affrontano le questioni per come si affrontano, come fa Monti».
Nel dibattito sul destino dei moderati ha voluto intervenire Osvaldo Napoli replicando a chi, come Italo Bocchino di Fli, ritiene indispensabile un passo indietro di Berlusconi per poter trattare sulla nuova aggregazione dei moderati. «Nel dibattito sul destino dei moderati e del centrodestra – ha osservato Napoli – c’è un punto dirimente senza chiarire il quale è difficile riunificare alcunché. Il pensiero di Casini e Fini è affidato alle parole di Bocchino, che ha chiesto ancora oggi a Berlusconi di lasciare la politica? È difficile immaginare una richiesta più radicale e più smodata di questa. Se questo è il passo d’avvio, si può dire che il percorso è già concluso».