Il ddl lavoro arriva già zoppo in Parlamento

Il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro partirà dal Senato, dove ieri è stato assegnato dal presidente Schifani alla Commissione Lavoro, che potrà convocarsi fin da martedì prossimo per l’avvio dell’esame. Il giorno dopo il suo varo in Consiglio dei ministri, però, gli unici realmente soddisfatti sembrano essere quelli del Pd, che festeggiano lo “scampato pericolo” sull’articolo 18, profondamente modificato dalla Fornero. Per lo stesso motivo il Pdl è profondamente irritato, per non parlare di Confindustria, che ieri annunciava ripercussioni negative sull’occupazione a causa di questa riforma. Un paradosso? Monti, invece, ieri da Napoli ha speso parole di grande ottimismo sulla riforma, invitando il Parlamento a fare un lavoro rapido nel’interesse del Paese.

«Il reintegro? Molto difficile»
««Le imprese sono insoddisfatte perchè avrebbero voluto la sparizione complessiva della parola reintegro: credo che con il tempo e con giudizio più meditato capiranno che la permanenza di questa parola è riferita a fattispecie molto estreme e improbabili». Così il presidente del Consiglio Mario Monti, durante la conferenza stampa svolta durante la visita a Napoli, è tornato sulla nuova disciplina prevista dalla riforma del mercato del lavoro per quanto riguarda i licenziamenti per motivi economici. Monti ha spiegato che «quello che noi abbiamo posto nel ddl è che per i licenziamenti individuali di carattere economico se un giudice riscontri situazioni di illegalità ci sia l’indennizzo per i lavoratori. Se invece sono motivazioni manifestamente insussistenti, un caso molto forte, il giudice può disporre il reintegro come l’indennizzo». Una formulazione che per Monti “leva molto le imprese dalle incertezze e tutela i lavoratori dai casi riprovevoli di discriminazione”.

Le critiche del Pdl
Deluso dalle modifiche al ribasso sull’articolo 18, il Pdl punta a modificare in Parlamento il ddl di riforma, partendo soprattutto dalla flessibilità in entrata e dalla tutela delle piccole e medie imprese. «Al Senato opereremo per modifiche e miglioramenti che possano garantire nuova occupazione e che vadano incontro alle preoccupazioni manifestate dalle imprese», ha spiegato ieri Angelino Alfano in una dichiarazione diffusa dall’ufficio stampa del Pdl, che avverte: «Serve dunque un intervento sull’insieme del testo per evitare il probabile giudizio negativo dei mercati finanziari e determinare una effettiva crescita dell’occupazione nonostante le aspettative incerte di questo tempo». Rispetto al tema dello sviluppo, Alfano esprime una preoccupazione “altrettanto grave sul fronte fiscale”. «La pressione tributaria sulle famiglie italiane è divenuta insostenibile. Per questo, conto di illustrare al presidente Monti tre punti per noi fondamentali: rateizzazione e transitorietà dell’Imu, no all’aumento dell’Iva, piano di abbattimento del debito pubblico». «Il Pdl – assicura – continuerà a farsi carico con generosità e disponibilità del sostegno al governo Monti, ma occorre una strategia di crescita e di espansione, per evitare che si inneschi e si consolidi una spirale recessiva. La nostra azione parlamentare sarà tutta orientata in questo senso. Serve un cambio di passo nella direzione della crescita». E sull’articolo 18? «Non c’è stata alcuna svolta storica in grado di liberare il mercato del lavoro da vincoli ormai anacronistici, ma una vera controriforma che finirà per esasperare gli adempimenti burocratici a carico delle imprese», è il giudizio di Mario Landolfi, del Pdl.

I sindacati divisi, come al solito

Il ddl sulla riforma del mercato del lavoro è «un buon compromesso, una soluzione equilibrata», che dovrebbe mettere «fuori polemiche e discussioni», è il giudizio del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. La riforma, aggiunge però Bonanni, crea «un mercato del lavoro più regolato, ma non nuovi posti di lavoro». Per questo il leader della Cisl chiede interventi per creare occupazione con «l’accordo di tutti. Serve uno scatto – dice – per cambiare pagina». La Fiom, ovviamente, giudica negativamente il teso del ddl di riforma del mercato del lavoro e considera «necessario continuare la mobilitazione, fino allo sciopero generale già proclamato dal direttivo della Cgil, affinché il Parlamento faccia e necessarie modifiche che il Governo non ha fatto». Più o meno sulla stessa linea anche la Cgil, che plaude alla modifica della bozza sull’articolo 18: «Presidiare la discussione sul Ddl al fine di migliorarlo a partire da precarietà e ammortizzatori; ridurre la pressione fiscale sul lavoro dipendente e i pensionati; ottenere provvedimenti per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro». Sulla base di queste priorità il prossimo direttivo della Cgil definirà il calendario e le modalità della prosecuzione della mobilitazione. Intanto le strutture della Cgil sono impegnate nella preparazione della manifestazione del 13 aprile a contrasto degli effetti della riforma pensionistica.

Ichino critica il Pd
Con le nuove modifiche al disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, «sul versante dell’articolo 18, si è riavvicinata la nuova disciplina alla vecchia, ripristinando la possibilità di reintegrazione», scrive il giuslavorista e senatore Pietro Ichino. «Colpisce che il Pd abbia accettato di sacrificare gli interessi di un milione e mezzo di outsiders “collaboratori” pur di recuperare un pezzetto della job property degli insiders subordinati regolari».

Le bordate di Confindustria

«The text is very bad», letteralmente «molto brutto», pessimo. È il giudizio duro, al “Financial Times”, del leader di Confindustria Emma Marcegaglia sulla riforma del mercato del lavoro. «Non è quello che abbiamo condiviso», riferendosi alla prima proposta del governo, presentata alle parti sociali a marzo. «Sarebbe stato meglio non avere nulla o cambiarla in Parlamento», dice, evidenziando che questa riforma del mercato del lavoro «non è quello di cui ha bisogno il Paese». Il giudizio di Marcegaglia sull’operato del governo è cambiato con il tempo. «Gli inizi sono stati buoni, eravamo vicini all’abisso», ricorda il leader di Confindustria, facendo riferimento alla riconquistata credibilità sui mercati e alla riforme delle pensioni. Ma poi arrivano le critiche: «Sul fronte dei tagli alla spesa pubblica non abbiamo visto nulla», evidenzia Marcegaglia.