Il caso Gorizia: Pdl e Lega uniti su Romoli

Nella confusione generale, con il proliferare di liste “ogm”, di frammentazioni e divisioni in entrambi gli schieramenti, c’è una partita di cui si parla poco, ma che costituisce un laboratorio politico su cui accendere i riflettori. È il caso di Gorizia. Qui, a differenza di quanto accaduto un po’ dovunque a nord, il centrodestra è compatto e sostiene la candidatura del sindaco uscente Ettore Romoli del Pdl. Camicie verdi comprese. «Noi governiamo da cinque anni – spiega il parlamentare del Pdl, Isidoro Gottardo, coordinatore del Friuli Venezia Giulia – Nel 2007 Gorizia fu un laboratorio politico su cui costruimmo la coalizione. Unendo tutto il centrodestra abbiamo vinto al primo turno. E lo stesso accadde nel 2008 con le regionali. Gorizia, laboratorio sperimentale di quel centrodestra unito, ha governato bene con tutte le forze alleate. Quest’anno quegli stessi partiti hanno voluto ripetere quell’esperienza positiva a livello locale, compresa la Lega».
Certo, prima di raggiungere questo risultato, non sono mancate le tensioni. La Lega locale è entrata in conflitto con quella nazionale che imponeva “corse” solitarie. «Alla fine – racconta Gottardo –  il partito di Bossi ha condizionato il suo “sì” all’alleanza solo se tutte le altre forze del centrodestra si fossero presentate sotto forma di liste civiche, mentre la Lega avrebbe mantenuto il simbolo. Chiaramente, questa era una proposta irricevibile e abbiamo detto “no”, sostenendo che, se avesse cambiato la sua posizione, il Pdl era pronto all’alleanza. In extremis il Carroccio ci ha ripensato e ci ha chiesto un segno di novità che noi abbiamo accolto. In sostanza, ci siamo presentati col nome di “Popolo di Gorizia” che riprende il nostro simbolo nazionale, ma con la scritta diversa. C’è stata un’ampia discussione nel nostro partito, molti erano contrari a modificare il simbolo per mantenere l’alleanza con la Lega, anche se poi la modifica era del tutto formale. Ma, poi, si è raggiunta l’unità e questa coesione è dimostrata dal fatto che i quaranta candidati della lista del Pdl, che era già pronta, hanno approvato la soluzione unanimamente. Tutti hanno capito che, dopo la sconfitta  a Trieste dovuta alle divisioni del centrodestra, se il Pdl si fosse diviso anche a Gorizia il segnale sarebbe stato sicuramente molto negativo».
In questa maniera, per Gottardo, il partito è riuscito a riaffermare l’idea di un Pdl nazionale capace, secondo il principio di sussidiarietà, di essere a livello locale un valore aggiunto. «Noi – dice – non ci nascondiamo dietro al candidato sindaco, ma ribadiamo la nostra identità di partito a sostegno del nostro candidato». Una posizione che trova d’accordo anche l’appena trentenne nuovo coordinatore provinciale Giulio Tavella: «Gorizia è l’unico Comune in Italia dove tutti i partiti del centrodestra sostengono un unico candidato sindaco. Una dimostrazione di unitarietà. A livello nazionale ci sono forti divisioni e si hanno sostanzialmente tre blocchi: due sostengono il governo Monti e poi ci sono forze che stanno al di fuori. Qui a Gorizia l’Udc sostiene, assieme a Pdl, Lega Nord, Fli e Pensionati il candidato sindaco Romoli. La vera vittoria è però quella di correre insieme alla Lega».
Il Pdl di Gorizia non guarda con nostalgia alle liste del passato come “Alleanza per Gorizia” o “Forza per Gorizia”. «Potevamo fare più liste – incalza Gottardo – che ci avrebbero portato anche più voti, ma abbiamo voluto ribadire la nostra convinzione e fedeltà nel progetto del Pdl che Angelino Alfano sta portando avanti con grande concretezza. In questa maniera noi del Pdl diventiamo l’architrave di un centrodestra interamente unito e questo è il nostro valore aggiunto anche alla luce delle regionali che si terrano il prossimo anno. Abbiamo quindi avuto la capacità di ribadire che quella coalizione “anomala”, costruita nel 2007-2008, è più che mai attuale e va rafforzata e prioettata per le regionali del 2013».
Il sindaco uscente Ettore Romoli (Pdl) parte quindi favorito e ha contro altri tre aspiranti: Giuseppe Cingolani, Fabrizio Manganelli e Manuela Botteghi. In campo, quindi, sedici formazioni: sette sostengono Cingolani (Pd, Federazione della Sinistra, Idv, Forum, Sel, “Gorizia è tua” e “Ritorno al Futuro”), una Manganelli (una civica che porta il suo nome), Botteghi è schierata per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Romoli ha altre sette formazioni (Lega, Udc, Fli, Pensionati per Romoli, “Per Gorizia”, La Destra e “Popolo di Gorizia”). Tutto va nella direzione di una vittoria. Ma Gottardo ci tiene anche a precisare che non è solo una questione di formule, ma anche di una classe dirigente che cambia mentalità: «Si deve passare dall’idea che i voti li prende il simbolo a quella che li prende il simbolo e una classe dirigente locale credibile. Ovvero, è terminato il tempo in cui a portare i voti ci pensava Berlusconi e a livello locale si poteva dare l’esempio del peggio di noi». Inoltre – spiega il coordinatore del Friuli Venezia Giulia – «tra le varie forze che sostengono Romoli non c’è stato un contratto di spartizione preventivo di posti. Si è affermato il principio che Giunta e posti di responsabilità saranno proporzionati all’esito elettorale. Noi tutti dobbiamo ringraziare Berlusconi e Alfano che hanno creduto in questo progetto e si sono adoperati per mantenere unito il centrodestra».
Una formula che però non funziona dovunque: negli altri Comuni del Friuli Venezia Giulia, infatti, non sempre questo modello è riuscito. «Ma – conclude il coordinatore regionale – ci sono diverse città dove, all’Udc che è nostro stabile alleato, si unisce la Lega sotto forma di lista civica».