I No Tav perdono pezzi e consensi: a protestare resta solo l’ultrasinistra 

Sono iniziati regolarmente, nel cantiere della Maddalena di Chiomonte in Val di Susa, gli incontri tra gli incaricati della Lyon-Turin Ferroviaire e i proprietari dei terreni per l’occupazione temporanea (quattro anni) degli ultimi due ettari dell’area dove verrà scavato il tunnel esplorativo della nuova tratta del Treno ad Alta Velocità (Tav). I due ettari, frazionati in una sessantina di proprietà, erano stati recintati il 27 febbraio scorso ma finora non è stata possibile alcuna operazione. L’area è presidiata dalle forze dell’ordine ma i manifestanti No Tav, dopo aver minacciato fuoco e fiamme, per fortuna si sono limitati ai soliti blocchi stradali, il cui unico risultato è quello di far infuriare gli automobilisti, e a qualche manifestazione simbolica.
Un gruppo di manifestanti, partito da Gaglianone, è arrivato a Chiomonte per un comizio, presente il leader Alberto Perino, che rappresenta attraverso le deleghe alcuni proprietari dei terreni, tra cui Luca Abbà, il militante tuttora ricoverato in ospedale per le conseguenze della caduta dal traliccio su cui si era arrampicato il 27 febbraio. Marisa Meyer, 67 anni, una delle attiviste No Tav, proprietaria di uno dei terreni che vengono occupati temporaneamente – ma gli estremisti usano il termine “espropriati” anche se di esproprio non si tratta perché i terreni saranno poi restituiti – a partire da mercoledì. Durante la manifestazione si è incatenata alla rete sull’appezzamento di sua proprietà: «È una pagliacciata l’operazione, questo terreno me l’hanno già portato via quindici giorni fa abusivamente». Dopo tre ore la signora ha chiesto di essere liberata: le forze dell’ordine si sono avvicinate con delle cesoie e hanno tagliato le manette. Un altro gruppo di No Tav, composto in gran parte da studenti di estrema sinistra, dopo aver marciato in corteo da Chianocco lungo la statale che va verso il capoluogo piemontese, ha occupato l’autostrada Torino-Bardonecchia su entrambe le carreggiate all’altezza della galleria Prapontin. Gli estremisti hanno costruito delle barricate portando sul manto stradale pezzi di legno e ferro. La Polizia e la Sitaf hanno disposto l’immediata chiusura del tratto autostradale nel tratto compreso tra Chianocco e Susa, ovviamente provocando disagio negli automobilisti che hanno dovuto cambiare direzione. Momenti di tensione si sono registrati intorno al viadotto Clarea dell’autostrada: dopo un tentativo dei manifestanti di sfondare una delle recinzioni del cantiere, i carabinieri, in assetto antisommossa, si sono avvicinati alle recinzioni per contenere la protesta. Gli estremisti di sinistra, con il volto travisato, li hanno provocati battono con i bastoni contro le reti e scandendo slogan come «Giù le mani dalla Valsusa» e «Fuori le truppe di occupazione». Tre attiviste sono riuscite a entrare nell’area del cantiere ma poi sono state rilasciate e segnalate alla magistratura. Erano riuscite a sfruttare un piccolo varco nelle reti, che in numerosi punti i No Tav hanno cercato di recidere. Il “buco” da cui le  tre sono passate è stato subito riparato dagli operai del cantiere.
Manifestazioni sono avvenute anche in altre località della penisola. A Milano una decina di No Tav della campagna “Rivolta il debito” hanno fatto irruzione nella filiale della banca Intesa-Sanpaolo di piazzale Loreto per protestare contro i finanziamenti dell’istituto all’Alta Velocità. Dentro la banca hanno esposto lo striscione “Con il Tav nessuna Intesa – Non paghiamo il debito delle grandi opere”. A Napoli un gruppo di attivisti ha esposto uno striscione con lo slogan “No alla militarizzazione del territorio” all’interno della discarica di Chiaiano, sostenendo di aver violato la zona militare.
A Paola, in Calabria, un altro gruppo ha fermato il traffico ferroviario a Paola, in Calabria, lungo la direttrice Battipaglia-Reggio Calabria, per impedire, tra l’altro, la partenza dell’Eurostar Reggio Calabria-Roma. Cortei si sono svolti anche a Firenze, Bologna, Genova, Torino e Palermo, dove ci sono stati momenti di tensione con le forze dell’ordine.