Grazie signor Prodi

Quota 1936,27. Romano Prodi è stato accusato a lungo per aver accettato un simile assurdo cambio della lira al momento dell’ingresso nell’euro. In realtà il vero e drammatico errore del professore bolognese, ma anche e soprattutto di Amato e Ciampi, è stato quello di aver condotto l’Italia nell’euro sulla base di interventi disastrosi sull’economia del Paese.
Perché il cambio euro lira, imposto come di consueto dalla Germania ad un governo italiano totalmente privo di potere contrattuale, faceva indubbiamente comodo all’economia tedesca, ma non penalizzava neppure le esportazioni delle imprese italiane, abituate a conquistare i mercati internazionali solo grazie alle ripetute svalutazioni competitive. In compenso penalizzava gli acquisti italiani di materie prime, a partire dalle risorse petrolifere. Occorre dare atto che diventava difficile trovare una soluzione equilibrata sui livelli del cambio.
Ma dove non è possibile assolvere la triade Prodi, Amato, Ciampi è sulle politiche imposte all’Italia per entrare nell’euro. Si cominciò con la manovra di Amato del ’92, per oltre 93mila miliardi di lire. E si proseguì negli anni successivi. Un massacro per l’economia italiana che, di fatto, non riuscì mai più a riprendersi da questa politica dissennata.
Nessun intervento strutturale per migliorare la situazione, nessun intervento reale per ridurre la spesa pubblica (che infatti continuò ad aumentare negli anni), ma semplicemente un progressivo ed insostenibile aumento dell’imposizione fiscale. Senza dimenticare la follia di collocare all’estero il debito pubblico. L’errore di base (ma un errore evidentemente voluto) che sta determinando, oggi, i disastri legati allo spread ed alla speculazione internazionale. Il debito pubblico italiano era infatti nelle mani delle famiglie italiane. E questo permetteva di controllare i tassi, ma anche di garantire alle stesse famiglie una liquidità che manteneva elevati i consumi sul mercato interno. Non a caso il Giappone, che ha un indebitamento pari al 220% del Pil (una percentuale quasi doppia rispetto all’Italia), conserva tassi accettabili perché il debito è pressoché interamente in mani nipponiche. Invece Prodi e soci intervennero sui risparmi degli italiani, creando difficoltà al mercato interno su cui, tutt’ora, vivono più dei due terzi delle aziende italiane.
Quanto all’incremento dei prezzi successivo all’introduzione dell’euro, fu reale anche se inferiore al raddoppio narrato dalle leggende metropolitane. Prodi accusò i governi successivi di non aver vigilato, fingendo di dimenticare che nell’economia di mercato che tanto piace al Professore, è sostanzialmente impossibile intervenire sui prezzi al consumo dei prodotti di uso quotidiano.
Ma anche la risposta dei governi di centrodestra fu assurda: si inventò la farsa degli «aumenti percepiti», sostenendo che i prezzi crescevano di poco, in linea con la media europea, ma i consumatori «percepivano» aumenti superiori ed inesistenti. In realtà era solo un problema di scelta dei prodotti da inserire nel paniere rilevato dall’Istat. Ma anche questo contribuì ad accrescere la sfiducia nei confronti della politica.