Gramsci icona comunista? I dubbi dell’Osservatore

Compagno Gramsci? Mica tanto. A lanciare la provocazione è stato l’Osservatore romano, con un articolo di prima pagina firmato da  Roberto Pertici, che cita le acquisizioni dello studioso gramsciano Franco Lo Piparo. Il Gramsci con cui il Pci «riuscì a conquistare stabilmente buona parte del mondo intellettuale» non era più molto leninista, e forse non era più nemmeno il compagno Gramsci. L’idea è che, regista Togliatti, soprattutto con la pubblicazione dal ’47 al ’51 degli scritti dal carcere del leader sardo, il Pci accreditò l’«immagine di un Gramsci leninista e fino in fondo fedele al partito» sulla quale però esistono molte ombre. Furono infatti occultati i contrasti tra Gramsci e il vertice del Partito e il mutamento di visione politica dell’autore dei Quaderni.
In particolare a giudizio dell’Osservatore romano, l’operazione cominciò con l’articolo con cui il 30 aprile ’44, appena tornato dall’Unione Sovietica, Togliatti commemorava Gramsci. Un articolo pieno di «falsi storici», mentre «tutto il processo di canonizzazione del pensatore sardo avvenne attraverso un abile occultamento di fatti.
L’Osservatore romano ricorda che «un elemento sul quale esiste ormai un accordo quasi generale è che negli anni del carcere si venne progressivamente logorando il rapporto fra Gramsci e il partito di cui al momento dell’arresto (8 novembre 1926) era segretario generale», qualcosa come «un distacco che dopo la sua morte ci si sforzò a lungo di mimetizzare». E cita il drammatico scambio epistolare fra Gramsci e Togliatti, che si trovava a Mosca. «Il primo – racconta l’Osservatore romano – esprimeva il dissenso del Partito comunista d’Italia sui metodi con cui Stalin e la maggioranza del partito russo stavano liquidando le opposizioni interne e replicava duramente a Togliatti che gli aveva manifestato le proprie riserve su quella presa di posizione: fu il loro ultimo contatto diretto».