Giustizia lenta: l’Italia è ancora “maglia nera”

Il tema della giustizia torna prepotentemente sulla scena politica dopo le pesanti bacchettate del Consiglio d’Europa. L’Italia, infatti, ha conquistato la maglia nera davanti alla Corte di Giustizia di Strasburgo: nel 2011 è risultato essere il Paese con il maggior numero di sentente inapplicate (2.522 sul totale di 10.689). La maggior parte dei casi è legata alla lentezza della nostra macchina giudiziaria. Addirittura qualche sentenza, relativa alle espulsioni, non è stata eseguita. È quanto emerge dal rapporto pubblicato ieri dal Consiglio d’Europa. Tutto ciò mentre martedì si riunirà la commissione Giustizia della Camera per discutere il disegno di legge anticorruzione e il ministro Severino e il movimento forense saranno in commissione Giustizia del Senato per la riforma del processo civile.
Il Pdl ha ben presenti quali sono le priorità sul tema. Già quando era ministro della Giustizia, il segretario Angelino Alfano le aveva indicate: separazione delle carriere, responsabilità civile, divieto dell’accumulo cariche, riforma del Csm, legge anticorruzione e legge sull’abuso delle intercettazioni telefoniche. Carne al fuoco, come si vede, ce ne è in abbondanza, anche se i primi punti hanno indubbiamente la precedenza: accusa e difesa devono essere alla pari e quindi giudicati da un giudice imparziale; se un magstrato sbaglia deve esserne responsabile; riforma del Csm, perché la magistratura dovrà essere giudicata da un organismo terzo. «Oggi pm e giudici si danno del tu e hanno stessi uffici e uguale Csm», ha spiegato più volte Alfano, indicando appunto la strada della separazione delle carriere come una via obbligata da percorrere. «Un magistrato, se sbaglia – ha proseguito – come per i medici e gli avvocati, deve esserne responsabile».
Tornando al rapporto del Consiglio d’Europa, che ha rimesso in modo il dibattito sulla riforma della giustizia, nel 2011 l’Italia ha pagato come risarcimento ai cittadini, di cui ha violato i diritti, quasi 8 milioni e mezzo di euro, 2,5 in più che nel 2010. L’Italia figura al terzo posto dopo la Turchia (circa 31 milioni di euro) e la Russia. Dal rapporto del Consiglio d’Europa emerge inoltre che è aumentato il numero di casi, passati da 6 nel 2010 a 23 nel 2011, in cui le autorità italiane hanno pagato il risarcimento in ritardo. Peggio dell’Italia, la Turchia, con 93 risarcimenti pagati oltre il limite e la Russia con 43.
Parziale soddisfazione è stata espressa dal Comitato dei Ministri sul controllo del rispetto delle sentenze da parte degli Stati membri per il maggior numero di sentenze che si è riusciti a eseguire nel 2011. Per alcuni Paesi la situazione è notevolmente migliorata, in rapporto al 2010 addirittura dell’80%. Si rileva, cioè, la chiusura di 816 casi in più che nell’anno precedente. C’è purtroppo preoccupazione, però, per importanti problemi strutturali che non si riesce a superare. Ad esempio, ci sono sentenze emesse già cinque anni fa che non sono state ancora eseguite, forse per la crisi che ancora incombe in Europa.
Il rapporto sul controllo del rispetto delle sentenze da parte degli Stati membri uscito ieri è il primo redatto con le nuove procedure introdotte dalla riforma della Conferenza dei Ministri europei della Giustizia di Interlaken nel 2010, e che hanno notevolmente snellito la trasparenza e l’efficienza della Corte, oltre che accelerato le procedure. L’Italia, però, non riesce a beneficiare della riforma. Anche quest’anno più di 2500 sentenze non sono state eseguite, cioè un quarto del totale. Siamo il Paese europeo più inadempiente, primeggiando nella classifica negativa, precedendo addirittura la Turchia e la Russia, come si è visto, che ne hanno la metà. Fra queste inadempienze c’è anche il mancato rispetto di sentenze che riguardano l’espulsione di cittadini stranieri verso Paesi che, secondo i giudici di Strasburgo, non garantiscono la dignità e l’incolumità fisica. A causa della mancata riforma giudiziaria che il Consiglio d’Europa sollecita da diversi anni, la maggior parte delle condanne subite dall’Italia riguarda ancora quest’anno la lungaggine dei processi.
«Apprendiamo dalla Corte di Strasburgo che siamo il Paese europeo più inadempiente, primeggiando per la lentezza dei processi e stando peggio di Paesi come la Turchia e la Russia. Sono dati preoccupanti che dovrebbero indurre i nostri rappresentanti parlamentari e politici a prendere finalmente di petto la situazione». È il commento del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, intervenuto ieri in Cassazione ad un convegno sulle Corti di Giustizia in Europa. Fra le soluzioni indicate da Vietti c’è quella di «affidare ad autorità amministrative la soluzione dei risarcimenti per alleggerire le Corti da un fardello di lavoro che finisce per ritardare anche gli altri processi». Anche il senatore Giuseppe Valentino, vicecoordinatore della Consulta sulla giustizia del Pdl e membro della commissione Giustizia del Senato, pensa ad una soluzione “esterna”. «Occorre costituire una struttura valutativa della sussistenza del danno che sia al di fuori degli organismi giudiziari – ha dichiarato – Una struttura di saggi col solo compito di valutare le varie situazioni. I saggi possono essere magistrati o avvocati in pensione, oppure giovani avvocati o professionisti, con le stesse funzioni dei giudici di pace». Il governo «ascolti l’ennesimo richiamo del Consiglio d’Europa: cittadini e imprese non possono pagare i costi di una giustizia lenta». Così il vicepresidente del Parlamento Ue, Roberta Angelilli (Pdl-Ppe), ha commentato i contenuti del rapporto.