Gasparri: «Ora basta con l’assedio fiscale»

«A dire la verità i sapienti tecnici già da un po’ manifestano una certa approssimazione». Maurizio Gasparri parla nel giorno in cui sulla spending review ministri e sottosegretari procedono in ordine sparso, spesso in contraddizione tra loro. Qualche esempio? Il viceministro all’Economia Vittorio Grilli dice che «non facilita la crescita», mentre il sottosegretario Gianfranco Polillo, anche lui all’Economia, spiega che «i tagli serviranno a rilanciare gli investimenti e ridurre le imposte»; il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi avverte che tagliare la spesa pubblica «non significa massicci licenziamenti», mentre il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri annuncia di voler tagliare il 10% del personale. «È vero che il tema è complesso e che ci sono resistenze fisiologiche da parte di alcuni ministeri, ma – commenta Gasparri – mi sembra che questa confusione, le contraddizioni, le dichiarazioni incrociate derivino dalla parziale inadeguatezza del governo, che da tempo va a ruota libera su tante cose».

E quindi, oltre che delle tasse, ci si deve preoccupare anche dei tagli alla spesa?

Preoccupazione ce n’è, anche se i tagli li auspichiamo tutti. Noi li abbiamo proposti, ora siamo nella fase di attuazione, vediamo cosa succede, come li applicano. Ripeto, il tema è complesso, ma non si può non notare un momento di difficoltà per il governo. È molto affaticato e ora si vede che le aspettative miracolistiche non erano giustificate. Speriamo che si possa trovare una soluzione.

Finora sembra che l’unica soluzione trovata dal governo sia l’aumento delle tasse, specie sulla casa…

Un assedio che sta prendendo dimensioni intollerabili. La casa è un bene primario, in Parlamento non accetteremo più misure che la colpiscono ulteriormente.

A questo proposito, ieri il ministero dell’Economia ha di fatto ammesso che l’Imu bis esiste, smentendo Monti.

È la tassa di scopo, è un’invenzione del governo Prodi. Ma qui la riflessione che va fatta è complessiva, riguarda livelli di pressione fiscale che non sono compatibili con la sopravvivenza del sistema economico e produttivo e, soprattutto per quanto riguarda la casa, con la tutela delle famiglie. Sul patrimonio immobiliare ci sono troppe iniziative, chi acquista una casa non lo fa con intenti speculativi, ma per una forma di sicurezza, di risparmio.

Ecco, proprio oggi Grilli ha detto che il governo non pensa ad alcuna patrimoniale perché «già c’è stato un forte intervento con l’Imu sul patrimonio immobiliare»…

E non vedo quale ulteriore patrimoniale potrebbero mettere. Non è che la patrimoniale non la si vuol fare perché c’è un orientamento contrario, la patrimoniale purtroppo l’hanno già fatta sulla casa.

Ricapitolando, sulla spending review c’è preoccupazione, sulle tasse è meglio sorvolare, e sulla crescita?

Il governo ne ha molto parlato, ma non ha fatto nulla. Nei confronti di Passera c’è molta delusione, ha fatto tanti annunci, tante interviste. Sembra uno di quei politici tanto criticati perché fanno chiacchiere e poi non realizzano niente. Si diceva che i tecnici sono più seri, più rigorosi, più efficienti dei politici, ma mi pare che alcuni tecnici non lo stiano affatto confermando. Il governo ha ripreso alcuni provvedimenti impostati dal centrodestra, ma non ha dato risposte adeguate.

Dunque, anche la crescita è un buco nell’acqua. Le elezioni anticipate si avvicinano?

Io mi auguro di no, perché vorrebbe dire che l’azione del governo non tutela il Paese. La preoccupazione, però, cresce. Se l’azione dell’esecutivo è inefficace e non risolve nulla, se si rivela controproducente è chiaro che il problema ce lo dobbiamo porre. Il voto non è la nostra priorità, ma certo non possiamo rimanere inerti.

Ha visto i dati Istat sulla fiducia dei consumatori ai minimi storici?

Sì, certo. Confermano le preoccupazioni. Il governo tecnico non ha abbattuto lo spread, ma ha abbattuto la fiducia dei consumatori. In questo senso dobbiamo fare una riflessione molto seria anche sui risultati in Francia. Vincono quelli che criticano la politica europea di Sarkozy e Merkel e mi chiedo fino a che punto la mancanza di coinvolgimento popolare sia da preferire al voto. Io non lo invoco, ma non possiamo sostenere una scelta solo perché l’alternativa è peggio.

A questo punto è davvero peggio?

Dirlo ora è difficile, anche perché dal voto francese non arrivano solo spunti di riflessione, potrebbero arrivare anche molte novità. Se vince Hollande cosa succede dei piani europei? Il fiscal compact che fine fa? Ho la scrivania piena di documenti e mi domando se saranno sconfessati. Questo è un momento in cui bisogna stare con gli occhi aperti ed essere pronti a tutte le possibili evoluzioni.

I partiti italiani sono pronti a queste possibili evoluzioni?

I partiti sono cantieri aperti, risentono anche loro del momento di confusione, ma io ritengo che si debba stare molto attenti, che non vadano smantellati, che non si debba rinunciare ai profili identitari. Oggi più che mai bisogna parlare di temi come il contrasto alla concorrenza sleale cinese, la difesa degli interessi nazionali, la revisione delle asfittiche politiche europee. Su questo si deve riflettere e si può trovare grande consenso.