Franco Freda: «Non mi vogliono? Non è un dramma»

Non si svolgerà in Campidoglio la presentazione del libro edito da Ar “Queste le parole di Zarathustra”. Il sindaco Gianni Alemanno ha ritirato il patrocinio, definendo la casa editrice fondata da Franco Freda «contraria ai principi sanciti dalla Costituzione». L’ex sindaco Walter Veltroni ha detto che organizzare un evento simile nella Capitale rappresenta un insulto alle vittime del terrorismo. L’attuale assessore alla Cultura Dino Gasperini ha spiegato che il patrocinio era stato concesso perché la richiesta non faceva assolutamente riferimento a Freda che «non figurava nella lista degli ospiti». Il caso è formalmente chiuso, ma nella sostanza restano gli echi di una querelle tutta politica che coinvolge un filosofo illustre come Nietzsche il quale certo non meritava un trattamento simile. Ma poiché tutti, a destra come a sinistra, si sono trovati d’accordo sulla necessità di prendere le distanze dal “mostro” Franco Freda, a lui abbiamo chiesto di commentare la vicenda.

Veltroni ha detto che lei è stato dichiarato responsabile dell’organizzazione della strage di Piazza Fontana. È così?

Io sono stato condannato a 15 anni per associazione sovversiva. Per la strage di Piazza Fontana sono stato assolto dalla corte d’assise di Bari e la Cassazione ha confermato l’assoluzione.

Però se l’aspettava questa levata di scudi per la sua presenza in Campidoglio…

Io non dovevo essere presente né ero interessato a parlare in Campidoglio. La presentazione era affidata a Francesco Ingravalle, docente universitario, a Marina Simeone, presidente dell’associazione Generoso Simeone e ad Anna Valerio, che è la curatrice della collezione Alter Ego delle edizioni di Ar in cui appare l’opera omnia di Nietzsche con testo originale a fronte.  

Il motivo di tutto questo è allora il fatto che lei è considerato ancora un “mostro”?

Non seguo da due anni né la stampa né la televisione. Ma mi è giunto qualche rumore di sottofondo sul fatto che a Roma ci saranno elezioni. La chiassata farà parte della cosiddetta dialettica interna.

La sua casa editrice pubblica libri temibili?

Abbiamo pubblicato Evola e Codreanu, ma anche autori ebrei come il filosofo Simmel e il sociologo Gumplowicz fino allo scopritore di Nietzsche Georg Morris Cohen Brandes.

Lei si ritiene un intellettuale antidemocratico?

Non mi insulti: non sono un intellettuale, sono semmai un miliziano. Il mio scopo è disintossicare i cervelli dagli afrori della modernità. La mia ostilità alla democrazia è un fatto notorio.

Dunque se la democrazia si difende dalla sua ostilità è un fatto naturale…

No, perché se no che democrazia è? Da Platone in poi vi è un aureo filone di pensatori antidemocratici. Anche Nietzsche non era certo un democratico…

Dunque lei si sente una vittima?

Assolutamente no. Ho sempre disprezzato i neofascisti per il loro vittimismo.

Se parla in pubblico un ex terrorista di sinistra lei pensa che sia sbagliato?

Ma lasciamoli sfogare tutti, estrema destra e estrema sinistra, tanto i veri rapporti di forza non sono quelli che si ancorano alle parole. I veri rapporti di forza li fa la finanza.

Lei non crede nella forza della parola?

No. Io non sono un dialettico. Lei crede nella mediazione della ragione, io no. Io credo nella forza delle idee. Ma le mie idee non le ho create io. Io ne sono, in qualche modo, figlio.