Fisco, la Camera corregge gli errori  “tecnici” sull’Imu

Nel giorno in cui il governo mette finalmente mano alla riforma del fisco, primo passo propedeutico a qualsiasi approccio razionale con i temi dello sviluppo, il Parlamento corregge a più riprese il decreto legge sulla semplificazione fiscale in discussione in Commissione Finanze di Montecitorio, approvando  gli emendamenti del relatore Gianfranco Conte, del Pdl. A Palazzo Chigi approda la legge delega sul fisco che si pone l’obiettivo ambizioso di rimettere ordine nella giungla di norme fiscali inique che alimentano la necessità di ricorrere a continue stangate e a infiniti ritocchini delle aliquote, che stanno portano il livello di pressione fiscale al 45%. Ma anche questa annunciata rivoluzione copernicana sul fisco, con un fondo creato con la lotta all’evasione da destinare al taglio delle tasse, sarà inutile, ai fini dello sviluppo, se non si riuscirà a intervenire anche sul fronte della spesa.

L’Imu “umanizzata”
Le novità più importanti arrivano alla Camera sul fronte dell’Imu, di cui si stabilisce, in via definitiva, il pagamento in tre rate. Ieri la commissione Finanze ha approvato l’emendamento che prevede il versamento di una prima rata il 16 giugno, pari a un terzo dell’importo. La seconda tranche sarà versata entro il 16 settembre, portando il totale dell’imposta versato al 66% mentre la rata restante e il conguaglio sarà versato entro il 16 dicembre. I contribuenti pagheranno quindi il 66,6% dell’imposta già a settembre. Per l’anno 2012, si legge nella proposta di modifica depositata in commissione Finanze alla Camera, l’imposta “dovuta per l’abitazione principale e per le relative per le relative pertinenze è versata in tre rate di cui la prima e la seconda di misura ciascuno pari a un terzo dell’imposta calcolata applicanti l’aliquota base e le detrazioni previste” da corrispondere entro il 16 giugno e il 16 settembre. La terza rata sarà versata entro il 16 dicembre, “a saldo dell’imposta complessiva dovuta per l’intero anno con conguaglio sulle precedenti rate”. La dichiarazione Imu, secondo quanto prevede il pacchetto di emendamenti depositato dal relatore, dovrà essere presentata entro 90 giorni dalla data in cui è iniziato il possesso o sono intervenute variazioni ai fini della determinazione dell’Imposta. Per gli immobili posseduti al primo gennaio 2012 la dichiarazione deve essere presentata entro il 30 luglio 2012. La data fissata, si spiega nella relazione tecnica, consentirà al ministero di avere «un ragionevole lasso di tempo per la predisposizione del modello e consentire ai contribuenti per i quali è sorto l’obbligo dichiarativo a partire dal primo gennaio 2012 di presentare eccezionalmente la dichiarazione entro 90 giorni».

Modifiche anche per l’Abruzzo
Il pacchetto di emendamenti contiene norme anche per i terremotati in Abruzzo e stabilisce che i redditi dei fabbricati distrutti dal sisma del 2009, oppure oggetto di ordinanze sindacali si sgombro, perchè inagibili, «non concorrono alla formazione de reddito imponibile» ai fini dell’Irpef e dell’Ires fino all ricostruzione. La stessa esenzione vale anche per l’Imu. Nel pacchetto presentato dal relatore si chiarisce inoltre che gli immobili classificati F2, quindi inabitabili, non saranno soggetti all’imposta municipale unica.
Novità anche per le coppie. Nel caso di separazione o divorzio pagherà l’Imu chi resta nella casa, chi ha dunque un «diritto di abitazione» anche se non necessariamente ne è proprietario. Ai fini dell’applicazione dell’Imu, l’imposta municipale unica, «l’assegnazione della cosa coniugale al coniuge non titolare di diritti reali sullo stesso, convenuto ovvero disposto in sede di separazione o di divorzio dei coniugi, si intende in ogni caso effettuato a titolo di diritto di abitazione».  Per quanto riguarda le agevolazioni Imu sulla prima casa, invece, queste si applicheranno solo sull’abitazione dove il contribuente «e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente» e «si applicano per un solo immobile».

Niente tasse sui borsisti
La  commissione Finanze della Camera ha approvato all’unanimità anche un emendamento che cancella la tassazione Irpef sulle borse di studio dei medici specializzandi. La misura era stata introdotta in Senato e prevedeva un prelievo del 20% sulle borse di studio per le somme eccedenti gli 11.500 euro. La decisione in Commissione arriva nel giorno in cui la protesta degli specializzandi di medicina raggiunge l’apice. La norma contenuta nel Dl approvato il 2 marzo equiparava i redditi da borsa di studio a quelli da lavoro dipendente e dunque disponeva su di essi una tassazione per la parte eccedente gli 11mila e 500 euro annui. E ancora, altre novità: un mese di tempo in più, per i pensionati, per l’addio alla pensione in contanti (oltre i 1.000 euro) e per aprire il conto sul quale percepire la pensione e una diminuzione dell’accise sull’energia elettrica per le piccole e medie imprese.

I commenti politici
«Occorre mettere in agenda riduzioni fiscali per famiglie e imprese, dinanzi a una situazione di oppressione fiscale ormai insostenibile sia per i lavoratori autonomi che per i lavoratori dipendenti»,è il commento del portavoce del Pdl Daniele Capezzone. «La rateizzazione Imu – sottolinea – è solo il primo passo di una strategia complessiva messa in campo dal Pdl e dal segretario Alfano».  C’è anche chi accoglie con soddisfazione la soppressione della norma che prevedeva il pagamento di tasse sulle borse di studio superiori agli 11.500 euro, abolizione che era stata sollecitata nei giorni scorsi anche dall’ex ministro per i Giovani Giorgia Meloni. «Sarebbe stato un grave errore non cancellare quella norma. L’eccellenza e la ricerca devono essere tutelate ed incentivate, non tassate», spiega la deputata Barbara Saltamartini, vicepresidente del Gruppo Pdl alla Camera. «Abbiamo contribuito a evitare il paradosso che il governo dei Professori prendesse di mira i futuri colleghi», aggiungono i deputati del Pdl, Viviana Beccalossi e Pietro Laffranco. Una buona notizia, anche per Maurizio Lupi, la cancellazione della tassa sulle borse di studio: «Ma dobbiamo continuare a lavorare lungo questa strada prevedendo ulteriori detrazioni fiscali per chi ha una borsa di studio e anche per chi le eroga».