Facile dire male. Difficile fare meglio

Facile gridare: «Basta coi politici corrotti! Sono tutti ladri!». L’abbiamo fatto tutti a un certo punto. Difficile arrivare a occupare posti di responsabilità e dimostrare di essere diverso. Facile anche gridare: «Bisogna guadagnare di più e lavorare meno». Un programma che assicura proseliti, soprattutto in Italia. Difficile poi far quadrare i bilanci, fermare la recessione, trovare le risorse per la spesa pubblica. E allora è sempre colpa di qualcun altro. Quello che c’era prima, di solito. Oppure l’untore di turno: il vicino di casa, il Clero, i padroni, i notai. Sempre, comunque, il governo. E quindi “i politici”. Da cui l’adagio: «Piove, governo ladro…». Vecchia storia. Ma non stanca mai. Oggi, per la prima volta, abbiamo un governo contro i politici e contro la politica. Una prima assoluta, irresponsabile come il famoso tizio che si taglia una parte importante di sé per far dispetto alla moglie. Tardivi e inutili gli appelli delle cariche istituzionali a non demonizzare partiti e politica. Mute le loro voci quando la campagna di delegittimazione del Parlamento era al massimo, quando i Tg mostravano il menu dei senatori per dimostrare che la crisi c’era perché la loro spigola costava troppo poco. Non si rendevano conto che la frana avrebbe travolto tutti e fatto fuori il bambino con l’acqua sporca? Allora sono dei superficiali. Pensavano che la macchina del fango si sarebbe fermata proprio un metro prima di investire anche loro? Più probabile. Ma sbagliato. Ora si preoccupano del Grillo sparlante. Bisognava essere meno pinocchi.