Enti inutili, Berlusconi ne abolì 34. E bloccò il “membranometro”

Secondo un recente studio della Camera, il governo Berlusconi nei suoi tre anni e passa di governo ha abolito 34 enti inutili. Pochi, molti? Secondo la Corte dei Conti l’operazione anti-sprechi è stata deludente (come ha scritto nella sua recente relazione), ma a giudicare da quanto accaduto negli ultimi 60 anni della storia d’Italia, la tagliola berluscon-tremontiana può essere considerata una mezza rivoluzione. Oggi, a distanza di quattro mesi dalla dipartita del governo Berlusconi, uno studio della Camera dei Deputati ha fornito le cifre vere degli effetti di quel decreto del 2010 con cui l’allora ministro dell’Economia annunciava l’inizio della fine per quegli enti pubblici che potevano essere eliminati o accorpati, con drastico taglio di amministratori e consiglieri d’amministrazione. Quasi quattrocento, per un risparmio intorno ai cinque milioni. Di sicuro, con la sua “tagliola” l’ex premier ha indirettamente bloccato un progetto di ricerca che poteva generare molti equivoci., in tempi di bunga bunga: il “membranometro”, dell’ente Stazione sperimentale per carta, cartoni e paste, che lavora a un’apparecchiatura meccanica per la caratterizzazione meccanica della carta, integrata da simulazione ed analisi inversa al calcolatore. Doppi sensi a parte, il caso del “membranometro” è solo un esempio eclatante di progetti di ricerca di nicchia, o bizzarri, per così dire, di tanti enti di cui in pochi conoscevano l’esistenza. «Sono stati soppressi  enti pubblici non economici statali, con il conseguente trasferimento delle relative funzioni e risorse ad altri enti e pubbliche amministrazioni a fronte dell’istituzione di 2 nuovi enti (Ispra e Ice) che a regime, dopo l’istituzione della nuova autorità indipendente di regolazione dei trasporti, saranno probabilmente 3», è scritto nella relazione sul monitoraggio delle attività della Camera, aggiornato a marzo. «Gli enti soppressi rientravano per la quasi totalità – in 33 casi su 34 – nella categoria di quelli con dotazione organica pari o superiore a 50 unità di personale; fra gli enti con dotazione organica inferiore alle 50 unità, risulta invece un’unica soppressione. A seguito di tali cancellazioni sono venuti meno 33 incarichi di presidenti di enti pubblici di nomina governativa e sono stati soppressi complessivamente 337 incarichi di altri amministratori di nomina governativa, a fronte della previsione di 16 nuovi incarichi». Tutto sommato, sembrerebbero risultati discreti, anche se il problema è come quantificare gli enti inutili. La stessa relazione della Camera fa riferimento ad alcune dichiarazioni dell’ex ministro Calderoli che in un primo tempo aveva sparato la cifra di 34mila, poi si era corretto, e di parecchio, al ribasso, parlando di 714 enti da eliminare. A parte gli enti aboliti più noti, come l’Ente teatrale italiano, su cui si fece gran polemica, quelli che forse meno rimpiangeremo saranno dalla “mission” apparentemente incomprensibile. Come l’ente per il controllo delle sementi elette, quello che curava il collegamento tra la Fao e l’Italia, l’ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria di Puglia e Lucania, quello sulle conserve alimentari, sul vetro, sull’incentivazione della seta, oltre alla già citata Stazione sperimentale per la carta, i cartoni e le paste per la carta, le cui funzioni sono ora finite nell’orbita della Camera di commercio di Milano. «Sui risultati finali – “comunque li si voglia giudicare”, spiegano i tecnici della Camera” – ha influito la mancanza di una specifica fase preliminare di ricognizione e censimento degli enti pubblici esistenti, a differenza di quanto accaduto per meccanismi analoghi che invece si basavano, come il taglia-leggi, sulla previsione della fase istruttoria». Dunque, la valutazione è difficile. Perché il mistero non è perché esistano ancora alcuni enti inutili, ma quanti siano e dove si nascondano.