«Defiscalizziamo i finanziamenti dei privati. Come in America»

Il professor Massimo Teodori è uno dei massimi esperti in Italia di storia americana e uno dei più quotati studiosi del sistema politico statunitense, a cui ha dedicato numerosi volumi. Già deputato radicale, editorialista, ha scritto nel 1999 uno dei primi libri che prendeva di petto la questione spinosa del finanziamento dei partiti in Italia. Il libro s’intitolava Soldi & partiti. Quanto costa la democrazia in Italia,(Ponte alle grazie). Un “ponte” tra gli Stati Uniti e l’Italia, dunque, un osservatore che ha gli strumenti per valutare se della logica statunitense del finanziamento alla politica potrebbero fare tesoro anche i nostri partiti. Di massima, tra l’Italia e gli Stati Uniti esistono due differenze sostanziali. La prima è che in America i soldi dei partiti non provengono dallo Stato bensì dai privati, cittadini e società o associazioni. Lo Stato offre sì ai candidati di finanziarne le elezioni, ma i suoi finanziamenti (modesti) escludono per legge quelli privati, sicché la maggior parte li rifiuta.

Professor Teodori, il modello americano potrebbe suggerirci qualche indicazione utile sulle modalità di finanziamento ai partiti?

Le mie proposte e i miei suggerimenti recepiscono molto del sistema in uso negli Stati Uniti. Che i bilanci dei partiti debbano essere controllati non c’è il minimo dubbio. Ma le questioni cruciali su cui si misura questa volontà riformatrice riguardano tre questioni fondamentali.

Quali sono questi tre elementi chiave, secondo lei?

Primo: si dovrebbe diminuire drasticamente il cosiddetto “rimborso spese” da 5 euro a voto al massimo di 1 euro a voto per elezione. Secondo punto: non versare i finanziamenti pubblici tutti al centro, ma per almeno tre quarti  ai soggetti elettorali locali e regionali in modo da evitare la costituzione di “tesoretti” che inquinano il gioco democratico all’interno dei partiti.

Quale dovrebbe essere il fine?

Arrivare – questo è il terzo aspetto –  a un tipo di finanziamento centrato sul contributo dei privati. Quindi, favorire, con la completa defiscalizzazione entro soglie prestabilite, i finanziamenti privati di persone fisiche giuridiche direttamente ai partiti e candidati preferiti. Senza quindi passare attraverso lo Stato.