Cristina Giudici, giornalista del Foglio: «È l’ora di Maroni, ma lui se la sente?»

«La fine di un ciclo? È una domanda da un milione di dollari. Sicuramente questo è un fatto gravissimo e se i primi elementi che emergono dalle indagini fossero confermati la Lega si troverebbe davvero a un bivio». La giornalista del Foglio Cristina Giudici il Carroccio lo segue da cronista e ha anche pubblicato un libro sulle sue donne, Leghiste. Pioniere di una nuova politica. Di una gestione poco trasparente dei fondi di via Bellerio lo scrive da mesi, come da mesi scrive di una gestione “familistica” del partito. Di quello che sta avvenendo dice che «per me non è inaspettato, bisognerà vedere come va l’indagine, ma una cosa di questa entità lascia comunque scioccati». «Ora capisco – aggiunge – cosa intendessero certi amministratori quando dicevano che per il rinnovamento bisognava lasciare il patrimonio alla famiglia. Qualcuno diceva anche “vedrete cosa succederà un giorno”».

Quel giorno è arrivato? Secondo lei, cosa succede ora?

Non lo so, perché è vero che sono mesi che scrivo che è l’inizio della fine, ma è anche vero che tutte le volte che la Lega è stata data per finita poi non è finita affatto. Vedremo come vanno le amministrative, la situazione è confusissima, andando da soli rischiano di fare una fine picaresca. I leghisti duri e puri sono il 4%, per il resto è un voto d’opinione. Loro hanno posto un problema vero, che è la questione settentrionale, ma a casa non hanno portato nulla. Potevano approfittare dei problemi del Pdl, ma ora francamente… Capiremo dopo il voto, ma certo il cambiamento è ora o mai più. Per Maroni è ora o mai più.

Non pensa che il partito possa stringersi ancora di più intorno a Bossi? In fondo sembra che tutti lo ritengano estraneo…

Molti pensano che sia una vittima. Per questo, oltre che arrabbiati, sono amareggiati. Ritengono che sia una situazione creata da chi gli sta intorno.

Quindi, il Senatùr resta il Senatùr.

Veramente negli ultimi mesi le contestazioni a Bossi sono andate crescendo, nell’ultima manifestazione a Milano ne è stato chiesto il pensionamento. Ieri anche la Velina verde ha preso le distanze. Molti vogliono che resti come padre nobile. I militanti – e intendo sindaci, amministratori, non quelli che aprono o chiudono le sezioni – dicono che lui è malato, che ha dei momenti di grande lucidità, ma anche che è circondato da una corte, e non solo la famiglia, che lo malconsiglia. C’erano già anche dei rumors su un uso sbagliato dei soldi. La novità vera di questa situazione è che il Cerchio magico si sta sciogliendo.

E il partito, invece, tiene?

Vive il momento più difficile della sua esistenza, ma questo non è il crack di un’azienda. È stato gestito come una cosa familiare, ma il partito non è solo questo gruppo. Ci sono moltissimi amministratori che sono radicati sul territorio, che non hanno partecipato a quello che sta avvenendo e che sono i primi a essere amareggiati.

E che potrebbero guardare a Maroni…

Che guardano a Maroni. Tutti quelli che vogliono il rinnovamento guardano a lui, ma resta da capire se lui vorrà e sarà in grado di sostituire Bossi. Maroni si è ribellato quando ne andava della sua sopravvivenza, ma ha sempre detto che tutto quello che ha avuto viene da Bossi. E poi Bossi, prima di ammalarsi, era anche un commissario politico: chi lo contestava o sgarrava era fuori. Da quando si è ammalato sono iniziati gli episodi di mazzette, siti hard, auto blu a uso privato. È iniziata la disgregazione. Non è detto che Maroni riesca a sostituirlo, a meno che non cambi proprio il partito, non diventi più tradizionale, allora Maroni ce la potrebbe fare.