Con “Passerotto” la Frassinetti lancia il karaoke “bipartisan”

Ha lasciato da pochi giorni il Parlamento e la Commissione Cultura della Camera, ma alla luce delle ultime vicende giudiziarie che hanno lambito la giunta lombarda, Valentina Aprea in questi giorni ha rischiato un violentissimo attacco di nostalgia per le aule di Montecitorio. La sua decisione di accettare un incarico di assessore con Formigoni non può certo essere considerata una scelta facile, anche dal punto di vista affettivo, visto che l’esponente del Pdl era legatissima alla sua Commissione, che il giorno prima del commiato, il 28 marzo scorso, le aveva riservato un saluto particolare, quasi struggente: una cena con momenti di karaoke nella quale il vicepresidente Paola Frassinetti si era esibita in una versione “politica” della nota canzone di Claudio Baglioni “Passerotto, non andare via…” . Momenti di ilarità, sotto gli occhi dei giornalisti Emilio Albertario della “Rai”, Oscar Orefici, opinionista di “Sky Sport”, e Giuseppe Sottile, de “Il Foglio”, seduti a un tavolo affianco. Il giorno dopo, per il passo d’addio dell’Aprea in Commissione Cultura è andato in scena il bis, ma stavolta al cospetto di artisti di rango assoluto. Era infatti prevista un’audizione con i rappresentanti sindacali degli autori e degli editori della Siae, tra cui Mogol, Minellono e Al Bano. Proprio a quest’ultimo la Frassinetti ha fatto presente di aver riscritto “Passerotto” in onore della dimissionaria Aprea, la quale ha poi chiesto al cantante una foto ricordo, all’esterno della Commissione, in un clima sanremese. Sarà proprio la Frassinetti, anche grazie alla performance canora davanti ai colleghi, a prendere il posto della Aprea alla presidenza della Commissione? Difficile dirlo, i concorrenti non mancano, nelle fila del Pd (Ghizzoni) ma anche del Pdl, anche se l’esponente milanese del Pdl sembra partire in pole position e con la fondamentale benedizione di Al Bano.

Nell’era berlusconiana, soprattutto nella fase della conta sul filo dei “responsabili”, Domenico Scilipoti s’era guadagnato una fama planetaria grazie ai suoi acrobatici interventi in aula e a un look mai banale, si fa per dire. Nel giorno delle dimissioni del Cavaliere, a Montecitorio, avvicinato dai giornalisti, quasi li implorò: «Non vi dimenticate di me, parlate male, malissimo, ma parlate di me». Oggi l’omeopata “responsabile” in Parlamento si segnala per una battaglia a dir poco epocale, di cui non si può non parlare, nel bene e nel male. In un’interrogazione al ministro dello Sviluppo, Scilipoti segnala la scoperta, ai più passata inosservata, di una nuova fonte di energia nucleare. Roba da mandare in ginocchio Ahjamdinejad. «L’ingegner Andrea Rossi ha condotto a Bologna un esperimento relativo a una rivoluzionaria nuova sorgente di energia nucleare. Il sistema presentato è in grado di erogare una potenza dell’ordine dei kilowatt per diverse ore. L’enorme energia prodotta esclude in maniera categorica la possibilità di errori sperimentali: l’esperimento è basato sulla fusione nucleare dell’idrogeno con alcuni isotopi stabili del nickel. Sembra che nessun materiale radioattivo è utilizzato nel sistema. Le ceneri della combustione nucleare sono costituite da isotopi stabili (non radioattivi) del rame. Il brevetto italiano è stato già rilasciato…». Scilipoti la definisce una scoperta rivoluzioaria, Passera al momento lo ignora. E se avesse ragione Mimmo?

«In tutto il 2008 le statue hanno avuto 130 mila visitatori, di cui solo 50.085 a pagamento: un terzo dello zoo di Pistoia». Le statue in questione non sono opere qualunque, ma i bronzi di Riace, che la Regione Calabria ospita da qualche anno nella sede provvisoria del proprio cosiglio regionale. Il deputato del Pdl, Gianni Mancuso, ha deciso che il governo Monti deve andare in soccorso del presidente Scopelliti per mettere fine a uno scandalo nazionale, nel settore dell’arte, molto più eclatante di quello che a Napoli vede protagonista il Madre, di cui invece si fa un gran parlare. Mancano i fondi per il restauro del museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, sede naturale delle opere di Riace, serve un intervento del Cipe, o direttamente di Monti: un decreto salva-bronzi, sarebbe il massimo.