Come fermare l’impegno del disimpegno

Le fasi del nostro passato recente ce le raccontiamo come un’alternanza tra il periodo dell’impegno e la fase del riflusso. L’invenzione della categoria “impegno” è servita ad almeno due generazioni per dare senso e giustificazione alle proprie scelte esistenziali e contemporaneamente mondarsi dalle responsabilità che ne conseguivano. Si poteva dunque aver inneggiato alla lotta armata o aver schedato “nemici di classe” semplicemente perché era la stagione. E si presupponeva addirittura la colpevolizzazione di chi dall’impegno rifuggiva, che era infatti un ignavo. Forse per reazione al clima coercitivo dell’epoca dell’impegno, l’Italia degli anni Ottanta sembrò altrettanto convintamente sposare tutto ciò che era all’opposto, dall’individualismo rampante al cretinismo jovanottiano. Con il grande investimento pubblicistico che alcuni circoli hanno fatto sull’antipolitica, non possono sorprendere oggi le fondate preoccupazione per una crescente disaffezione dei cittadini. Ciò che sorprende è l’impegno di decine di migliaia di persone che, anziché disinteressarsi legittimamente alla politica, sacrificano le loro giornate facendosi in rete quasi agit-prop dell’antipolitica, seminando la disillusione e la sfiducia come fossero una religione e un’ideologia, con la stessa passione con cui ieri i loro coetanei agitavano visioni di rivoluzione. In realtà gli antipolitici fanno politica. La maggior parte di loro inconsapevolmente. Alcuni pochi con una strategia ben chiara.