Come distrarre l’opinione pubblica parlando di Calearo e dei Paperoni

Prendi una notizia di scarso interesse, sbattila in prima pagina con tanto di titolo a caratteri cubitali e finisci per farne un’arma di “distrazione” di massa. È il principio base del teorema dell’inutilità mediatica. Così accade che nei giorni più difficili di Monti, quando il povero cristo ha un diavolo per capello perché travolto da tasse e debiti, addizionali e bollette, con la crisi economica che morde come un cane randagio, le notizie più gettonate on line e su carta stampata siano due: il caso Calearo e i dieci Paperoni d’Italia, quelli che hanno un sacco di soldi. Del caso Calearo non se ne frega nessuno, il derby sulle sue dimissioni sembra una sfida tra squadre delle parrocchie di periferia, pochi tifosi sugli spalti, qualche calcione in campo e gli insulti vecchio stile all’arbitro. Della classifica dei ricchi men che meno, in tutto il mondo accade che ci sia un gruppetto di ultramilionari e una sfilza infinita di persone che cercano di arrangiarsi, di certo non è una prerogativa italiana. Il problema è l’obiettivo di fondo: si cerca di alimentare l’invidia sociale e soffiare sul fuoco dell’antipolitica, che fa sempre comodo nella stagione dei tecnici. Perché, in fondo, se ci sono ricchi e poveri è sempre colpa «di chi sta lassù», come si dice nei bar e nei mercati puntando l’indice contro il Parlamento. Ecco che la notizia “inutile” – che non rivela niente di nuovo rispetto alla situazione che c’era un anno fa, dieci anni fa o trent’anni fa – prevale sulle altre, persino sul dramma degli embrioni distrutti all’ospedale San Filippo Neri a Roma, l’angoscia delle coppie, la disperazione delle donne che si sono sottoposte a lunghe terapie e stress fisico. Meglio parlare di Calearo, del suo mutuo e delle sue dimissioni. Così nessuno parla dei “non Calearo”. Che a loro volta, però, possono abbaiare. Alla luna.