Carlos vuole parlare sul 2 agosto, ma la Procura non è interessata

Dal carcere di Poissy, dove sconta l’ergastolo, Carlos “lo Sciacallo” torna a parlare della strage di Bologna. Il problema è che, ancora una volta, c’è chi si dice indisponibile ad ascoltarlo. «Sono pronto a dire tutto ciò che so», ha scritto Carlos in una lettera indirizzata all’avvocato bolognese Gabriele Bordoni e pubblicata ieri sul Resto del Carlino. «Vorrei aiutarla ad eliminare gli ostacoli al fine di trovare i veri responsabili dell’attacco terroristico di Bologna. Sono inoltre pronto a rilasciare dichiarazioni sotto giuramento alla magistratura italiana competente», si legge ancora nella lettera con cui Ilich Ramirez Sanchez, il vero nome di Carlos, nomina Bordoni suo legale. «La mia intenzione – spiega a sua volta l’avvocato sul quotidiano bolognese – è quella di andarlo a sentire in Francia. L’ho chiesto alla Procura, ma il pm ha ritenuto non fosse utile. Mi sono rivolto inutilmente al magistrato di collegamento italo-francese e al nostro ministero. Per questo alla fine l’unica strada era quella della nomina». Ieri Bordoni ha presentato un’istanza al tribunale di Bologna perché il pm incaricato, Enrico Cieri, vada a Parigi a sentire Sanchez. La procura ha replicato di non essere granché interessata al venezuelano, ma di aver chiesto una rogatoria per sentire Thomas Kram e Christa Margot Fröhlich, indagati nell’inchiesta bis sulla strage e membri delle Cellule rivoluzionarie di Carlos, note anche come “gruppo Separat”, un’organizzazione che lavorava in stretto contatto con i servizi sovietici e il Fplp di George Habash, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina.
Lo Sciacallo è stato un uomo chiave del terrorismo internazionale degli anni Settanta e Ottanta, al centro di trame che dal Medioriente si dipanavano in Europa, passando al di là della Cortina di ferro. Carlos è, soprattutto, per quel che riguarda l’Italia, l’uomo che potrebbe fornire informazioni fondamentali per capire cosa avvenne davvero il 2 agosto 1980, quando si consumò la più grave strage italiana del dopoguerra. Di lui, della sua connessione con Bologna, l’opinione pubblica è venuta a sapere grazie al lavoro della Commissione Mitrokhin. Dai documenti arrivati in Italia dagli archivi della Stasi e poi dalle indagini svolte dai membri e dai consulenti della Commissione emerse che quel giorno a Bologna c’erano due terroristi del gruppo Separat. Si trattava di Kram e della Fröhlich.
La già vacillante verità giudiziaria, che ha portato alla condanna di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, ne è uscita ulteriormente indebolita. In quel processo c’erano sì le condanne, ma non c’era nient’altro: non c’era una spiegazione sulle modalità d’esecuzione, non c’era un movente, non c’era un mandante. C’era solo il suggello al teorema della strage fascista. Le rivelazioni della Mitrokhin dunque hanno offerto elementi concreti per un’alternativa alla pista inseguita in quel procedimento indiziario.
Fra le nuove ipotesi ce n’è una che porta al Fplp e un’altra che porterebbe alla Cia e al Mossad. Quest’ultima è quella indicata da Carlos, che però non ha voluto fornire ulteriori dettagli. Il terrorista, nel 2009, fu sentito da Cieri come persona informata sui fatti. Fu allora che puntò l’indice contro Stati Uniti e Israele, ma si rifiutò di andare avanti spiegando che avrebbe parlato solo davanti a una Commissione parlamentare d’inchiesta. L’anno dopo Carlos ci ripensò e scrisse all’avvocato milanese Sandro Clementi per dirsi disponibile a parlare anche davanti alla magistratura. La magistratura non raccolse e anche ora Cieri spiega che Sanchez «è già stato sentito e ha detto quello che ha detto».
Diverso il discorso su Kram e sulla Fröhlich: «Se le autorità tedesche autorizzeranno la richiesta li sentiremo, poi decideremo cosa fare», ha spiegato ieri il procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso. La rogatoria è «un atto logico e doveroso visto che sono indagati da mesi e non sono ancora stati sentiti», secondo l’avvocato Bordoni, ma non è stata affatto un risultato scontato. Le sole rivelazioni della Mitrokhin non bastarono a far riaprire le indagini. Perché avvenisse c’è voluto un impegno martellante del deputato Enzo Raisi, che oggi è in Fli e che all’epoca era, con il compianto Enzo Fragalà, il rappresentante di An nella Commissione.
Come tutte le vicende legate alla strage di Bologna, anche la riapertura delle indagini è stata caratterizzata da chiusure e diffidenze, dall’arroccamento su quella verità giudiziaria che non ha mai soddisfatto. Si tratta di resistenze che si registrano prima di tutto nell’Associazione dei familiari delle vittime, che nonostante le molte lacune della “pista fascista” hanno sempre rifiutato la possibilità di una pista alternativa. Anche ieri il suo presidente, Paolo Bolognesi, ha parlato della lettera di Carlos come di «un modo fantascientifico per tenere in piedi» la pista del Fplp, di «bufala» e di ricostruzioni alle quali mancano solo «le favole dei fratelli Grimm». Anche per Bordoni la pista che porta al Fplp «è fantascienza, ma mi sembra meno fantascientifica l’ipotesi che ci possa essere stato un avvertimento al nostro Paese a contrasto delle infiltrazioni di palestinesi e di una presunta disponibilità da parte dell’Italia in questo senso». Bordoni evidentemente tende a credere a Carlos. Ciò che è certo comunque è che, come ha detto lo stesso Bordoni, «in ballo c’è la verità su una delle pagine più buie della storia d’Italia» e che quindi anche solo «per scrupolo morale» Carlos andrebbe ascoltato.