Cara Emma, rimembri ancor?

Il testo della riforma è sbagliato. Emma Marcegaglia lo ripete ogni giorno, «va cambiato», «sull’articolo 18 è una soluzione a metà che resta nella nebbia». È insofferente, Emma, dopo essersi illusa sulla rivoluzione montiana, l’unica in grado di dare respiro alle imprese, grandi o piccole che siano. Gli equilibri, invece, sono mutati nel giro di poche ore, tra telefonate e compromessi, con l’appendice (non indifferente) del contentino da offrire a Bersani per esigenze elettorali e con il fantasma della Cgil che aleggiava nella stanze di Palazzo Chigi. Reintegro sui licenziamenti economici e meno flessibilità in entrata? La situazione è indigeribile per la Marcegaglia. Ma ad Emma bisognerebbe ricordare che niente viene fuori per caso e che ad ogni azione corrisponde un effetto. È stata lei, quando si discuteva sulla manovra estiva del governo Berlusconi, a inventarsi un improvviso flirt con la “nemica” Camusso. Strette di mano e foto di rito, scene da film, il tutto in chiave anti-Cavaliere. Sul tavolo era l’articolo 8 (non 18), con soluzioni che certamente erano più gradite alla Marcegaglia rispetto a quelle di oggi. Ma anche la leader di Confindustria, in quel momento, preferì far parte del coro, in attesa dell’arrivo del salvatore della Patria. Ora il salvatore della Patria c’è. Non fa miracoli. E cerca compromessi persino con le frange più ideologiche dei sindacati. Un salto indietro di parecchi anni. Emma ha ben poco da lamentarsi, però. Sarebbe meglio se facesse il mea culpa, perché alla fine è stata lei a cadere nella trappola della Camusso. E non il contrario.