Berlusconi: «Non facciamoci del male, Pdl avanti»

Lo avevano presentato come uno dei più critici. E di critiche, in effetti, Altero Matteoli ne ha fatte a tutto campo: «Non mi piace questo governo, che era stato presentato come salvatore della patria mentre la situazione in cui ci troviamo ora è sotto gli occhi di tutti; non mi piace questa ipotesi di legge elettorale, perché non mi piace che si cancelli il bipolarismo; non mi piace che i giornali ogni giorno scrivano di rapporti tesi tra ex An ed ex Forza Italia, perché la nostra è stata una scelta convinta e siamo rimasti quando Fini ha deciso di andare». Chi si aspettava, però, che all’ufficio di presidenza del Pdl l’ex ministro delle Infrastrutture provocasse qualche incidente è rimasto deluso: «È stato un buon dibattito e questo – ha sottolineato – dimostra che gli organi devono essere riuniti, perché quando ci si confronta si trovano sintesi».

«Stare fortissimamente insieme»

Si lavora dunque per l’unità, «che è – ha sottolineato Matteoli – molto più solida di quanto non si possa pensare». Il fatto che «noi del Pdl dobbiamo stare fortissimamente insieme», è stato anche il messaggio di Silvio Berlusconi. «Non facciamoci del male», è stato il suo invito: l’obiettivo è «essere il più grande partito del centrodestra» e quindi non c’è spazio per divisioni. «Se non ci fosse stata la diaspora di Fini saremmo ancora al governo», ha detto il Cavaliere, al quale il presidente della Camera ha replicato con «un ringraziamento per il merito che mi ha riconosciuto: se fossi stato zitto e buono lui sarebbe ancora premier e l’Italia sarebbe in bancarotta».

Il chiarimento tra Galan e La Russa

Dunque, anche alla luce delle esperienze passate, il Cavaliere ha esortato a superare le eventuali incomprensioni. Lui per primo ha fatto da paciere quando all’ufficio di presidenza sono esplose le tensioni tra “ex”, che si erano accumulate in questi giorni di molti retroscena e qualche botta e risposta a mezzo stampa. Protagonisti sui giornali ne erano stati soprattutto Giancarlo Galan e Ignazio La Russa, protagonisti a via dell’Umiltà ne sono stati soprattutto Giancarlo Galan e Ignazio La Russa. Così dai “fuori gli ex An” e i “semmai vada via lui” riferiti dai giornali, si è passati a Galan che invitava a «domandarci tutti insieme cosa abbiamo sbagliato, per migliorare» e a La Russa che precisava che «ho solo detto che “se vuoi”, ma non voglio che tu vada via». Delle battute dei giorni scorsi è rimasto solo uno strascico: Maurizio Gasparri che, alla trasmissione radiofonica la Zanzara, ribadiva che se poi Galan vuole andar via «ce ne faremo una ragione». Lo stesso Gasparri però ha parlato di una «buona riunione e piena sintonia».

Obiettivo: riforme costituzionali

È vero anche, comunque, che quando è stato evocato il caso Verona Berlusconi è intervenuto personalmente, riportando il discorso sulle prospettive più ampie della tenuta interna. Ne va del futuro del partito ma anche, ha spiegato il Cavaliere, della credibilità dell’intera politica. Berlusconi ha tirato fuori i sondaggi, ha spiegato che tutti i partiti sono in calo e che solo il 4, il 5% degli italiani si fida ancora della classe politica, mentre si attestano tra il 53 e il 57% quelli che ora non saprebbero chi votare. Nessuna riflessione specifica su quello che sta accadendo per le amministrative, con il proliferare delle liste civiche. Berlusconi ha preferito parlare di come riconquistare l’elettorato, di come recuperare «lo spirito del ’94». Facendo anche un’autocritica: «Abbiamo deluso i nostri elettori, ma – ha detto – dobbiamo spiegare che se non abbiamo fatto alcune riforme è stato perché con l’attuale sistema non è possibile, non per mancanza di volontà». Le riforme in questione sono quelle costituzionali, e per Berlusconi sulla loro necessità ora c’è una consapevolezza che prima non esisteva. Anche per arrivare a realizzarle, ha spiegato all’ufficio di presidenza, si è dimesso da premier. «Quando ho fatto il passo indietro – ha detto il Cavaliere – ne ho discusso confidenzialmente anche con esponenti del centrosinistra e a loro ho spiegato che le mie dimissioni sono state decise non solo per garantire la governabilità del Paese, ma anche per consentire di fare le riforme, a cominciare da quella dell’architettura dello Stato».

Nessun voto anticipato
Ma l’ufficio di presidenza è stato anche l’occasione per ribadire il sostegno al governo Monti, «lealmente e fino alla fine della legislatura» ma «senza dare nulla per scontato». Due sono, per Berlusconi, le consapevolezze che non bisogna mettere da parte. La prima: che il Pdl resta partito di maggioranza in Parlamento e determinante per la sopravvivenza dell’esecutivo dei tecnici. La seconda: che la cura che l’Ue individua per il Paese «la conosciamo già e ha già determinato il disastro per la Grecia e ora inizia a determinarlo in Spagna». Berlusconi, quindi, ha puntato l’indice contro «una cura di rigidità come quella orientata dalla Merkel» e contro «la responsabilità della stampa, che mai ci ha seguito nelle cose concrete fatte e imputava al nostro governo, assecondando l’opposizione, il rialzo dello spread». Ciò detto la prospettiva del voto anticipato è esclusa anche perché «la situazione del nostro Paese – ha detto Angelino Alfano – è difficile per le congiunture internazionali». «L’opposizione – ha proseguito il segretario del Pdl – finita la prima sbronza dell’antiberlusconismo, inizia a fare i conti con la realtà e qualsiasi governo in questo momento deve fare i conti con la grandezza del problema».