Barbara Saltamartini: «Il Cavaliere? È deciso a fare il padre nobile»

Di cosa abbiamo parlato? Un po’ di tutto: partito, riforme, elezioni in Francia, ipotesi di voto in autunno». Dopo la riunione con i coordinatori territoriali e i parlamentari, Silvio Berlusconi si è fermato a pranzo alla Camera con Angelino Alfano, Maria Rosaria Rossi, Beatrice Lorenzin e Barbara Saltamarini. Tutti ospiti di Maurizio Lupi con un menù a base di penne al pomodoro e prosciutto e mozzarella. Non proprio una colazione di lavoro, anche perché «ogni cinque minuti arrivava qualcuno a salutarlo», spiega la Saltamartini, che a tavola ci si è ritrovata un po’ per caso: «Entravo e Alfano mi ha invitato a sedere con loro». Pochi minuti prima, però, il segretario aveva annunciato un maggiore protagonismo delle donne e, forse, l’invito alla Saltamarini e alla Lorenzin, le due coordinatrici del dipartimento Pari opportunità, non è stato del tutto casuale.

Anche i deputati della sinistra venivano a salutare?

Anche loro, c’era un clima molto cordiale da parte di tutti.

E a tavola la situazione com’era?

Informale, serena, di grande determinazione. Berlusconi molto energico, Alfano molto risoluto.

Berlusconi si prepara a un nuovo protagonismo?

Per la verità ho avuto l’impressione che sia totalmente nel ruolo di padre nobile. Alla riunione, ma anche al pranzo, ha insistito moltissimo sul ruolo di Alfano e sul sostegno che vuole dare alla nuova fase del Pdl.

Piatto forte?

In senso metaforico, immagino.

In senso metaforico.

La volontà di riunire tutte le forze moderate che già sono insieme nel Ppe, il fatto che bisogna lavorare per unire e non per dividere.

I moderati chi sono? Solo l’Udc?

Sono tutti quelli alternativi alla sinistra. D’altra parte la formula della confederazione consente di riunire tutte le forze che si riconoscono in valori e progetti comuni. Il vincolo sono i contenuti e sono convinta che su questo si possa creare una vera aggregazione.

Nel partito c’è la stessa convinzione?

Mi sembra e mi auguro di sì. Mi auguro che all’interno del partito, al di là dei modelli organizzativi, si lavori sul progetto politico, sulla condivisione dei futuri punti programmatici anche in vista della campagna elettorale nazionale.

Avete parlato anche della forma che si dovrebbe dare alla confederazione?

Di questo no, anche perché molto dipenderà dalla legge elettorale. Il mio auspicio è che favorisca aggregazioni che non sono finalizzate a prendere un voto in più o in meno dell’avversario, ma alla condivisione del programma. La Lega è stata un nostro solido alleato, eppure anche con loro, al governo, ci siamo trovati in situazioni di stallo, per cui certe riforme non siamo riusciti a farle perché non c’era una piena condivisione. Ecco, la nuova legge elettorale dovrebbe servire anche a evitare prospettive di questo genere.

In una situazione informale Berlusconi che dice, a ottobre si vota davvero?

Dice quello che dice in pubblico: che il voto è possibile, ma non auspicabile, ma che comunque siamo già in campagna elettorale.

Anticipazioni sulla “rivoluzione” che sarà annunciata dopo il ballottaggio?

No, però posso dire che il partito va verso un maggiore radicamento sul territorio. Seppure in una fase difficile torniamo in mezzo alla gente, riattiviamo il meccanismo di ascolto dal basso, organizzeremo incontri con le categorie a livello provinciale.

In pratica un ritorno al passato.

Un ritorno al passato no. Il partito sta al passo con i tempi, con l’uso di strumenti innovativi, della rete, ma anche capendo che questi tempi chiedono il superamento della politica carismatica, la valorizzazione di una nuova classe dirigente che sta crescendo, che è uscita dai congressi, che chiede un suo protagonismo come interlocutore diretto dei cittadini e che alla riunione si è dimostrata piena di entusiasmo, di voglia di fare. Chi viene dall’esperienza di An, indubbiamente, ha sempre teso a questo modello organizzativo, ma questo modello è lo stesso delineato da Alfano quando ha assunto la segreteria.