Articolo 18, torna il reintegro salva-Bersani

La riforma è servita, almeno sulla carta, quella sulla quale, però, sono possibili sbianchettamenti e correzioni in Parlamento. Il disegno di legge sul lavoro, però, da ieri è a disposizione delle forse politiche, anche se Monti si augura un rapido via libera, che tanto rapido comunque non sarà.
«Questa riforma rappresenta un impegno di riforma di rilievo storico per l’Italia. È una svolta per il mercato del lavoro che diventerà inclusivo e dinamico», ha spiegato ieri il premier in conferenza stampa. C’è  l’accordo di massima, dunque, tra il ministro Fornero, il Pd, il Pdl e il Terzo polo, ma la vera partita si giocherà in Parlamento, soprattutto su quell’articolo 18 su cui il governo ha “aperto” al Pd e alla Cgil, accettando delle modifiche. Come quella che prevede la possibilità di rientegro per il lavoratore licenziato per motivi economici che in realtà non sussistano. Per tutti gli altri casi, discriminazione a parte, resta l’indennizzo. Basterà questo a placare la Camusso?

«Non licenzio la Fornero»
«Sulla base della Costituzione vigente della Repubblica italiana, una persona che presiede questo governo di cui il ministro Fornero fa parte, non potrebbe, neppure se preso da follia, licenziarla». Così il premier Monti in conferenza stampa risponde alla domanda sul licenziamento per giusta causa del ministro del Welfare invocato da Luigi Angeletti. Poco prima anche Elsa Fornero era tornata sulle quelle parole. «Saranno gli italiani a dire se merito il licenziamento», aveva spiegato il ministro. E alla domanda se questo fosse un annuncio di candidatura, Fornero replicava: non per presentarsi alle elezioni ma perché «vorrei un giudizio un pò più ampio rispetto a quello di un solo leader sindacale». Nel merito dell’articolo 18, il ministro ha spiegato che per i licenziamenti per motivi economici  il giudice potrà decidere la reintegrazione nel posto di lavoro, se il lavoratore ritiene di essere discriminato. «Se il giudice vede che c’è una discriminazione – ha detto – reintegra. Se individua un licenziamento disciplinare può decidere se reintegrare o condannare il datore di lavoro a un indennizzo». Fornero, in conferenza stampa, ricorda come Cisl e Uil abbiano cambiato idea rispetto al via libera all’accordo prima siglato sulla riforma sulla riforma del mercato del lavoro. «Noi abbiamo realizzato una proposta di riforma con l’assenso di tutte parti salvo una», dice il ministro, ribadendo il «rammarico» per quell’esito. Seduto accanto a Monti, il ministro del Lavoro Elsa Fornero parla di una modifica dell’articolo 18 equilibrata: «Con la riforma il contratto tipico sarà il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. A vita? dipende: attraverso una modifica equilibrata dell’articolo 18 non blindiamo più quel lavoratore a quel posto di lavoro, non è più suo per sempre, ci può essere un distacco». Un cambiamento serve, tuona il ministro: «L’articolo 18 è stata una grande conquista. Ma il mondo è cambiato e noi dobbiamo andare avanti senza chiuderci e traendo i vantaggi. Anche perché le economie più fossilizzate hanno il più alto tasso di disoccupazione». Poi annuncia nuovi fondi per gli ammortizzatori sociali e la cancellazione delle dimissioni in bianco.
 
Le modifiche chieste dal Pdl
Il via libera alla bozza vista l’altra sera da Alfano è un sì di massima, che però non chiude le porte a una trattativa parlamentare su altri punti, su cui il centrodestra chiede modifiche. Non a caso ieri, in coincidenza con l’approdo del ddl in Parlamento, il Pdl ha dato alla luce un documento in sette punti che chiede di rivedere il capitolo sulla flessibilità in entrata: sono «i suggerimenti» che il Pdl ha inviato al ministro del Welfare Elsa Fornero mercoledì notte. Al primo posto, si legge nel testo inviato al ministro del Welfare Elsa Fornero, la questione del rischio degli effetti retroattivi delle nuove norme e dei conseguenti contenziosi «devastanti». Al secondo punto, ci sono invece le partite Iva con l’obiettivo di mettere «in sicurezza» quelle «buone», escludendo dai nuovi paletti i «rapporti di consulenza che richiedano un apporto di competenza professionale specifica nella fase operativa». Il terzo capitolo riguarda l’apprendistato: «Costringere – si legge nel documento – le imprese ad assumere almeno il 50% degli apprendisti costituirà nei fatti una forte limitazione nell’uso dell’istituto». Il Pdl poi punta a sopprimere «l’obbligo delle comunicazioni preventive previste almeno nel caso di part time» (punto 4) e torna a spiegare di «non condividere la logica di far costare di più il contratto a termine» (punto 5). Dubbi infine sulla cancellazione di alcune misure della legge Biagi (punto 6) e «sull’inclusione dei periodi di lavoro in regime di somministrazione a termine nei limiti complessivi ammessi per il lavoro a termine» (punto 7). «Siamo d’accordo – ha spiegato ieri il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri – a combattere una eccessiva precarizzazione del lavoro ma bisogna evitare che ci sia troppa rigidità in entrata, specialmente per le piccole e medie imprese». «Se non si garantisce una certa flessibilità in entrata si potrebbero avere effetti opposti a quelli desiderati per le piccole aziende e medie che invece devono esser messe nella condizione di dare lavoro e consentire la crescita» conclude Gasparri.

Il sollievo del Pd
«Da parte nostra c’è la volontà di portare avanti la riforma in tempi rapidi», ma servono «due cambiamenti che ci consentirebbero di dire che l’intervento del governo rappresenta una buona riforma del mercato del lavoro». Il responsabile economico del Pd Stefano Fassina, intervistato dal “Messaggero”, ribadisce i paletti dei democratici al via libera al provvedimento. La prima correzione, spiega Fassina, riguarda «il contrasto alla precarietà e dunque la cosiddetta flessibilità in entrata: l’aumento di sei punti percentuali dei contributi per i lavoratori parasubordinati e di una parte delle partite Iva, e una loro esclusione dall’assicurazione sociale per l’impiego».
Il secondo cambiamento è sull’articolo 18. «Noi del Pd riteniamo che, quando il lavoratore viene licenziato senza giustificato motivo, il giudice debba poter avere a disposizione la possibilità del reintegro. La possibilità – sottolinea Fassina – non l’automatismo come adesso». Bersani, invece, è più esplicito e le modifiche sull’articolo 18 sembrano sollevarlo dall’incubo del proprio licenziamento: «Quell’articolo non è scritto con la mia penna ma è un passo avanti importantissimo. Il principio del reintegro c’è». E la Cgil? La delega sui lavoratori della pubblica amministrazione potrebbe essere una buona notizia», commenta il segretario Susanna Camusso. Nessun commento, invece, sulla riforma del lavoro. «Non mi esprimo – ha ribadito – finchè non leggo il testo».