Alemanno: «Finalmente ho i mezzi per fare di Roma una grande Capitale»

Sindaco Alemanno, con l’approvazione di questo decreto che cosa cambia in concreto per i cittadini?

Per la vita quotidiana ci saranno più margini economici per la nostra città. Si tradurrà in minor carico fiscale per i cittadini, quindi meno tasse per i romani. In secondo luogo, ci sarà la possibilità di sbloccare una serie di investimenti per Roma. Infrastrutture come il ponte dei congressi dell’Eur, piazza Augusto Imperatore, il Waterfront di Ostia, la riqualificazione di Tor Bella Monaca. 

Qual è il dato politico più significativo?

Era dai tempi di Craxi, che non si otteneva un risultato del genere per Roma Capitale. Trent’anni di tentativi mai realizzati. Questo è quindi un segnale di grande unità nazionale. Avere una capitale più forte, al livello di quelle europee, rende più forte l’Italia.

Si dice che la sconfitta è orfana e le vittorie abbiano tanti genitori. Stavolta anche il centrosinistra esulta.

A noi fa piacere che ci sia un coro così unanime. Era una riforma che aveva bisogno di un largo consenso. Certo, noto la contraddizione di chi aveva detto con il governo Berlusconi che questo decreto era una scatola vuota.

Infatti, a leggere le dichiarazioni di alcuni esponenti del Pd è solo merito del governo Monti…

Mi pare scorretto dirlo. Ricordo a tutti che la legge delega sul federalismo fiscale, che includeva Roma Capitale, portava la firma del ministro Calderoli.

Calderoli e la Lega appunto. La coincidenza temporale tra questa approvazione e la crisi del Carroccio è sotto gli occhi di tutti.

Non mi piace collegare i due avvenimenti e non voglio speculare sui problemi della Lega. Tuttavia, senza montare polveroni mediatici, va pure detto che dopo una spinta iniziale positiva la Lega aveva aperto un lungo contenzioso su Roma Capitale. Ed è vero che si poteva approvare prima.

Da un fronte polemico all’altro, non è che se ne scatena uno con la Regione Lazio?

Sulle rispettive competenze ci sono ancora alcuni punti da chiarire, ma il più è fatto. Rimane sul tappeto il problema della liquidità del Campidoglio. Che non ha alcun nesso con questo provvedimento. Siamo creditori nei confronti della Regione Lazio, che a sua volta vanta dei crediti nei confronti del governo. Ma non è un problema politico. 
 
Venendo alla sua giunta, è stata a lungo bersaglio delle critiche dei giornali per gli episodi di criminalità.

In realtà, come è stato giustamente rilevato proprio dal “Secolo”, negli ultimi trent’anni, l’anno in cui Roma è stata più sicura è stato il 2010, ma la cosa non ha fatto notizia. Il problema della sicurezza c’è. A differenza di Rutelli e Veltroni, io non lo minimizzo e non nego che esista.

Intanto, in vista delle elezioni a sindaco del 2013, Zingaretti ha di fatto presentato la sua candidatura e lo stesso ha fatto Francesco Storace. Lei che fa?

La mia candidatura c’è. È sul tavolo, anche se qualcuno continua a dire che non è vero. Ma è solo una scelta politica strumentale. Nel 2013 i candidati a sindaco saremo io e Zingaretti. Tutte le altre mi sembrano candidature di disturbo.

Da quando Silvio Berlusconi ha lasciato Palazzo Chigi, lei è diventato un bersaglio privilegiato della satira.

La satira è uno status symbol e sarei sciocco se non ne apprezzassi l’implicito valore. Il problema semmai è che da quando Berlusconi ha lasciato Palazzo Chigi la stampa di sinistra si è accanita contro di me.

L’hanno scelta come nuovo bersaglio?

La campagna mediatica contro di me è molto dura. Ormai sono diventato io il nemico numero uno della sinistra. L’altro giorno da Feltrinelli contavo ben sette titoli di libri o libelli contro di me. Ma tutta questa mobilitazione contro di me è un buon segno. E poi, più mi attaccano, più mi danno forza.