Un’altra soap opera della sinistra: l’ospedale del mare a Napoli

Un tempo, una storia così avrebbe suscitato lo sdegno e la riprovazione della pubblica opinione. Oggi sembra non interessare più a nessuno. Eppure sono state bruciate ingenti risorse finanziarie senza ottenere uno straccio di beneficio. La vicenda comincia ufficialmente nel novembre del 2000, quando su input di Umberto Veronesi, ministro della Sanità, l’archistar Renzo Piano firma con il governatore Antonio Bassolino il protocollo d’intesa per la realizzazione dell’Ospedale del Mare di Napoli. Un complesso ospedaliero destinato a soppiantare gli obsoleti nosocomi Ascalesi, Loreto Mare e San Gennaro, con i suoi 146mila metri quadrati di superficie dei quali 85mila destinati al vero e proprio ospedale. Un edificato capace di 451 posti letto, diciotto sale operatorie, una struttura per l’assistenza medica a bassa intensità (low care), un centro commerciale di circa cinquemila metri quadrati e un parcheggio per 1300 posti auto. L’intero complesso doveva essere consegnato in soli trentasei mesi con un costo complessivo di 210 milioni di euro, dei quali 91 messi da privati come previsto dal project financing.
«L’ospedale progettato da Renzo Piano sarà uno dei tre ospedali di punta del sistema sanitario italiano e offrirà ai degenti le più moderne specializzazioni e i più sofisticati mezzi di cura», affermava con comprensibile orgoglio il sindaco Rosa Russo Iervolino. Sul “gioiellino” tuttavia già gravavano le nubi della vivace polemica scatenata nel ’98 dal professore Gerardo Mazziotti contro i vertici dell’Asl Na1 sulla paternità dell’idea e sulla necessità d’indire un concorso internazionale d’idee per il progetto dell’ospedale. Sinteticamente: l’Asl Na1 nel febbraio ’98 decide di far progettare la struttura sanitaria dal proprio ufficio tecnico. Parte così la prima denuncia dell’architetto Mazziotti alla Procura della Repubblica per violazione della legge Merloni Ter.
Il pm Arcibaldo Miller comunica quindi all’Asl Na1 che deve far ricorso al pubblico concorso. Il dottor Raffaele Ateniese, direttore generale dell’Asl Napoli 1, annuncia pertanto che «si procederà secondo normativa Cee all’indizione di gara per l’affidamento degli incarichi di progettazione e direzione lavori». Dopo 6 anni di strenuo confronto con l’autorevole cattedratico, l’Asl Na1 a concorso, secondo una stranissima procedura, il progetto di massima redatto da Renzo Piano mentre la gara viene vinta dall’Ati Astaldi, Giustino Costruzioni, Coppola & Girardi.
Il tempo però a volte è galantuomo e com’era nei convincimenti di Mazziotti, la vicenda si arricchisce di dodici richieste di rinvio a giudizio emesse dalla Procura di Napoli.
Tra le pieghe dell’inchiesta, la magistratura accerta inoltre l’inesistenza di ben 34 autorizzazioni obbligatorie, tra le quali anche la fondamentale licenza edilizia. Tra l’altro, occorrerà capire chi abbia autorizzata la costruzione dell’Ospedale del Mare «a un centinaio di metri di distanza da quella che viene delimitata come zona rossa dalla Protezione civile per quanto riguarda il rischio Vesuvio. In particolare, sarà distante circa sette chilometri e mezzo dal cratere del Vesuvio, ricadendo comunque nella zona gialla, così come risulta delimitata dalla Protezione civile» (Benedetto De Vivo, docente di geochimica ambientale alla Federico II di Napoli). L’amaro epilogo è che dai 210 milioni del progetto iniziale, il costo ha raggiunto la cifra iperbolica di 424,9 milioni euro, migliaia di miliardi delle vecchie lire, il cantiere è sotto sequestro giudiziario e l’incompiuto ospedale, in via di avanzato degrado, rappresenta il centro di un’immensa discarica abusiva a cielo aperto.
Allo stato è difficile prevedere quale sarà la definitiva conclusione di questa storia. Di sicuro ci sono i tempi lunghissimi degli iter giudiziari. Nel frattempo, l’immaginifico sindaco de Magistris ne ha pensata un’altra delle sue per distrarre la pubblica opinione dai reali problemi di Napoli. Dopo gli immancabili successi della Vuitton cup, la città avrà un nuovo stadio in tempi a dir poco stupefacenti. Tra le massime aspirazioni del sindaco vi è, infatti, quella di «chiudere il mandato andando a vedere una partita nel nuovo stadio che sarà l’occasione di inaugurarlo». Magari a Ponticelli, prossimo all’Ospedale del Mare.