Una Cuba blindata per accogliere il Papa

Sale la tensione per la visita di Benedetto XVI a Cuba, seconda tappa del suo viaggio in America Latina, dopo il Messico. La visita, è quasi inutile sottolinearlo, ha un duplice  significato, politico e religioso, ma il primo sembra oggi superare il secondo. Tanto più che il papa tedesco arriva sul suolo cubano preceduto dalle sue “pesanti” parole promunciate poche ore prima di giungere in America Latina. «La chiesa sta sempre dalla parte della libertà: libertà di coscienza, libertà di religione», aveva infatti risposto ai giornalisti che in aereo gli chiedevano se intendesse in questi giorni riprendere il celebre messaggio di papa Wojtyla all’Havana nel 1998 («Cuba si apra al mondo, il mondo si apra a Cuba») in un momento in cui i dissidenti cubani e i sostenitori dei diritti umani cercano faticosamente di far sentire la loro voce. «Oggi è un tempo – aveva aggiunto – in cui l’ideologia marxista, come è concepita, non risponde più alla realtà. E se non si può costruire un tipo di società, occorre trovare nuovi modelli, con pazienza, in modo costruttivo». Si tratta di un processo «che esige pazienza, ma anche decisione».
A Santiago, seconda città del Paese per importanza, è tutto pronto per ricevere il papa in occasione dei 400 anni dal ritrovamento dell’immagine della Vergine della Carità del Cobre, patrona dell’isola. Gli alberghi e altri alloggi della città sono pieni ed è stato annunciato l’arrivo di numerosi pellegrini da fuori, inclusi fedeli cubani che vivono negli Stati Uniti, che raggiungeranno la città con diversi voli speciali da Miami. Saranno almeno 800, ma c’è chi, come Jorge (preferisce non fornire il cognome), è già arrivato da alcune ore. «Non venivo nella mia città natale da oltre 15 anni», racconta l’uomo confessando «di aver pianto nel rivedere parco Cespedes». «Non ho lasciato Cuba per ragioni politiche – spiega – sono andato negli Stati Uniti perché «volevo vivere meglio e riunirmi con mio fratello. Sono venuto qui per vedere il vicario di Dio e seguirlo fino all’Avana». Da parte sua l’organo del partito comunista cubano, Granma, ha dedicato vari articoli a papa Ratzinger. In primo piano ha messo un breve benvenuto e una presentazione del pontefice, dove si spiega, tra l’altro, che ha studiato filosofia e teologia all’università di Monaco e nella scuola superiore di Freising.
Ma a fare da contrappunto all’atmosfera di festa c’è il capitolo della dissidenza. Ieri il sito governativo “Cubadebate” è tornato a mettere in guardia circa possibili incidenti creati ad arte dagli oppositori, con il consueto linguaggio un po’ vecchio: «Il governo Usa sta spendendo molti soldi per trasformare la visita del papa in un’opportunità per potenziare le sue azioni di demonizzazione e attacco alla Revoluzione con la complicità della grande stampa», si legge in un articolo, dove si evidenzia inoltre che «negli ultimi giorni Washington ha tentato di utilizzare l’impatto mediatico dell’evento per dare visibilità alla minuscola opposizione che stipendia nell’isola, generando incidenti e false notizie».
A Cuba, tra le ultime roccaforti del comunismo mondiale, un altro appuntamento con la storia attende Benedetto XVI. Oggi è previsto il trasferimento all’Avana, dove ci saranno gli incontri con il vertice del regime e domani la grande messa nella Plaza de la Revolucion. A Cuba, 14 anni dopo Wojtyla, Ratzinger troverà una realtà profondamente cambiata, dove la successione di Raul Castro ai quasi 50 anni di potere del fratello Fidel ha portato riforme economiche, aperture, anche se è forte la protesta dei dissidenti che chiedono una maggiore democratizzazione. In vista dell’arrivo del Papa, a gennaio il regime ha concesso l’indulto a 2.900 prigionieri politici, ma molti altri languono in carcere. La popolazione, inoltre, vive in condizioni economiche di forti restrizioni, complice l’embargo Usa, verso cui anche la Chiesa ha espresso sempre la sua contrarietà perché «è il popolo a patirne le conseguenze». Ma a poche ore dell’arrivo del papa a Cuba, la Commissione dei diritti umani e di riconciliazione nazionale dell’isola (organizzazione considerata illegale dal governo di Raul Castro) presieduta dall’attivista Elizardo Sanchez ha già diffuso un comunicato in cui si informa che negli ultimi quattro giorni sono state arrestate 70 persone a Santiago di Cuba (prima tappa della visita del pontefice). Tra le persone arrestate – afferma la Commissione – ci sono anche 15 Damas de Blanco ((“signore in bianco”, ossia un movimento di opposizione al governo cubano che riunisce le mogli e i famigliari dei prigionieri di coscienza o prigionieri per reati di opinione rinchiusi nelle carceri dell’isola). Secondo Sanchez i media cubani non hanno dato notizie degli arresti perché strettamente controllati dal governo. Nella nota si informa che «il regime castrista ha aumentato le sue azioni repressive e di intimidazione contro dissidenti pacifici, specialmente nella provincia di Santiago di Cuba e altre regioni vicine alla città», dove il papa è atteso. Altre fonti della dissidenza segnalano che il governo vuole avere un controllo totale dei luoghi dove il pontefice celebrerà la messa e cerca di evitare qualsiasi manifestazione di protesta.
Si è molto parlato di un incontro “privato” tra Benedetto XVI e il suo coetaneo Fidel Castro. Alina Fernandez, figlia di Fidel Castro, in un’intervista a la Stampa commenta le voci che, in occasione della visita del Papa a Cuba, riprendono a circolare in merito alla possibile conversione dell’ex leader cubano: «Sarebbe bello se mio padre, malato e avanti con gli anni, tornasse alle radici della fede in cui è cresciuto quando studiava dai gesuiti. Gli restituirebbe l’umanità che ha perso», dice la figlia di Castro, fuggita da Cuba nel 1993. «Però non ci credo, perchè penso che lui si consideri immortale». Alina Fernandez dice di provare «sentimenti contraddittori» riguardo alla visita di Benedetto XVI a Cuba. «Per i credenti la presenza del Papa è molto importante. Quando io ero ragazza essere cattolici a Cuba era un handicap ideologico: dovevi nascondere la tua fede, per non essere perseguitato. Ora non è più così». La figlia di Castro ritiene che il Papa dovrebbe incontrare i dissidenti cubani. «Sarebbe importante», dice. «Dicono che non può farlo perché questa è una visita pastorale e quindi il Papa non può compiere gesti politici, ma è un argomento contraddittorio, che non regge». Anche il presidente venezuelano Hugo Chavez è a Cuba in questi giorni per curarsi, ma non si sa se incontrerà il Santo Padre.
Se Cuba rappresenta insomma ancora un’incognita, in Messico si è registrato un grande successo: Benedetto XVI ha detto di partire «colmo di esperienze indimenticabili» per le «tante attenzioni e dimostrazioni di affetto ricevute», ma anche di essere stato «testimone di segni di preoccupazione per diversi aspetti di questo amato Paese», che «continuano a causare tante lacerazioni». Alla cerimonia di congedo all’aeroporto di Leon-Guanajuato, alla presenza del presidente federale Felipe Calderon, il Papa ha esortato «i cattolici messicani e tutti gli uomini e donne di buona volontà, a non cedere alla mentalità utilitarista, che – ha detto – finisce sempre col sacrificare i più deboli e indifesi. Li invito a uno sforzo solidale che permetta alla società di rinnovarsi dalle sue fondamenta per realizzare una vita degna, giusta e in pace per tutti».