Terzi sbaglia linea anche in Parlamento

L’ex ministro Arturo Parisi gli ha detto che le sue «dichiarazioni sono state gravissime». Stefano Stefani della Lega, presidente della commissione Esteri, gli ha fatto notare che non ha chiarito un bel niente. L’Idv s’è detta «insoddisfatta» e Fabrizio Cicchitto e Roberto Menia, che pure sono stati più indulgenti, hanno fatto capire che così non si va da nessuna parte. Ci si è messo anche il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, che lo ha smentito sul punto che sembra stargli più a cuore: quello delle responsabilità. Il bilancio della due giorni di informative in Parlamento non è stato dei più positivi per Giulio Terzi, che ora rischia anche una mozione di sfiducia. «Senza una chiara inversione di rotta potremmo iniziare a raccogliere le firme per presentarla», ha fatto sapere Arturo Iannaccone, di Noi Sud.

L’errore di Terzi
Ieri il ministro degli Esteri si è presentato alla Camera e sulla vicenda dei marò detenuti in India ha ripetuto quello che aveva detto il giorno prima al Senato e il giorno prima ancora al Corriere della Sera: la decisione dell’ingresso della Enrica Lexie in acque territoriali l’ha presa l’armatore tratto in inganno dalle autorità indiane, la Difesa non era contraria, la Farnesina sì; la Farnesina è stata contraria anche alla discesa a terra dei due soldati, ma senza che ci potesse fare niente; è stato molto saggio inviare Staffan de Mistura in India; il ministero però ha pochi soldi, ecc. ecc. Ma la sensazione è che Terzi abbia totalmente sbagliato strategia, forse perché sbagliava l’obiettivo: con lo scaricabarile sulla Difesa e sull’armatore, è apparso più preoccupato di salvare se stesso che i marò. Se di strategia si trattava, è evidente che il ministro non ha tenuto conto di due fattori. Il primo è che la Difesa non ha alcuna intenzione di addossarsi l’intera responsabilità del pasticcio in cui si trovano Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il secondo è che in politica qualcuno che ti viene a chiedere conto delle tue responsabilità prima o poi esce fuori, anche se sei un tecnico e anche se tutti si dicono “Non spariamo sul ministro Terzi, sarebbe come sparare sui soldati Latorre e Girone”.

Di Paola smentisce
Ieri anche Di Paola ha avuto la sua audizione. È stata davanti al Copasir e a porte chiuse. Pare comunque che lì il ministro della Difesa abbia confermato la ricostruzione degli Esteri, ma con una differenza non da poco: «Non ravvedendo alcuna criticità, la Difesa non ha opposto obiezioni all’attracco del mercantile, come nessuna obiezione – avrebbe sottolineato – ha avuto la Farnesina, immediatamente e ovviamente informata dell’incidente». Di Paola, dunque, si sarebbe adattato ai modi di Terzi: buttare là una frase, con toni bassi, sperando di ottenere l’effetto desiderato. A lui è andata meglio che al collega.

Il Parlamento non ci sta
«Non si può descrivere, come se fosse un inciso, la sottrazione dei marò come un sequestro perpetrato da un Paese amico e allo stesso tempo riconoscere l’impotenza del nostro Paese a contrastare questa prepotenza. È necessario che il governo tragga le conseguenze della contraddizione che ha denunciato», ha avvertito Parisi, sottolineando che «ribadita la necessità di misurare le parole, e la comprensione per le difficoltà nell’azione del governo, non è possibile chiudere gli occhi di fronte alla gravità della nostra debolezza messa in evidenza dalle dichiarazioni del ministro». In sostanza, l’ex ministro della Difesa ha detto che per senso di responsabilità verso i marò il Parlamento è disponibile a non attaccare Terzi e il governo, ma non lo è a fare il “medico pietoso” che finisce per ammazzare il paziente.

«Frutto del deficit di politica»
Lo stesso messaggio è passato in modo più o meno esplicito negli altri interventi. «Voglio dire al ministro che il nostro è un atteggiamento positivo e costruttivo, in un momento così difficile per la sicurezza dei nostri connazionali all’estero», ha sottolineato Cicchitto, aggiungendo però che «invochiamo al governo reciprocità» e che toni come quelli usati nei confronto di Roberto Maroni non sono accettabili. Anche Menia ha assicurato il massimo appoggio al governo e a Terzi, ma «detto ciò – ha spiegato – credo che l’Italia debba rivendicare con forza una serie di elementi: la sovranità; la giurisdizione; la collaborazione nella lotta alla pirateria». È stato poi Alfredo Mantica a indicare il problema di fondo: «Il deficit della politica nel governo dei tecnici». «Il ministero degli Esteri e della Difesa – ha aggiunto l’ex sottosegretario – si sono comportati secondo le norme, ma quando c’è un’emergenza i politici sanno che è necessario andare oltre le norme».

Il “racconto” della Farnesina
A giudicare dalle reazioni, quindi, dire che Terzi non ha convinto appare piuttosto riduttivo. Dev’essersene accorta anche la Farnesina, se a informative concluse ha ritenuto di diffondere una nota in cui si diceva che «in Parlamento è emerso chiaramente il desiderio di senatori e deputati di dare un contributo concreto affinché si agisca uniti per l’obiettivo comune: riportare a casa i nostri marò», che «la stessa unità di intenti e azione è necessaria per proseguire nell’impegno del governo per favorire soluzioni positive in tutti gli altri casi di cittadini italiani in pericolo» e che «al Senato e alla Camera è stata ribadita la collegialità e la determinazione con cui il governo si è mosso sin dall’inizio, seguendo la linea di massima trasparenza nei confronti del Parlamento».