Spagna in sciopero, ma per il governo la riforma prosegue

La sinistra spagnola – e per la verità anche quella europea – non ha ancora elaborato il lutto per la vittoria storica del centrodestra di Mariano Rajoy, che a dicembre, nelle legislativa anticipate, ha mandato a casa l’uomo dell’ex premier Josè Luis Zapatero, Alfredo Rubalcaba, del Psoe, partito che ha governato per le ultime due legislature. Se così non fosse, infatti, non avrebbero proclamato uno sciopero generale, l’ottavo dalla fine del periodo franchista, allo scopo di indebolire il governo. Governo che è partito immediatamente con una serie di riforme, peraltro incoraggiate dalla Ue, tese allo scopo di resistere a una crisi economica internazionale della quale il Partito popolare non ha certo colpa.
La vera colpa del partito Popolare spagnolo, anche se i giornali internazionali non lo rimarcano, è quello di aver vinto con una maggioranza e con una forbice dal Psoe senza precedenti: Rajoy infatti ha vonto con oltre il 44 per cento dei consensi, lasciando i socialisti al 28, mentre nelle precedenti due consultazioni, quelle vinte dalla sinistra, i due schieramenti arrivarono vicinissimi, e i collegi spagnoli erano pressoché divisi a metà  tra destra e sinistra. Nelle elezioni di novembre scorso, invece, tutta la Spagna ha votato compatta per il centrodestra, con la sola eccezione della regione di Siviglia e di quella di Barcellona. E proprio in quest’ultima, guarda caso, si sono verificati ieri i più gravi incidenti.
Infatti la giornata di sciopero generale contro la riforma del lavoro è stata nell’insieme piuttosto tranquilla, salvo che a Barcellona, dove si sono registrati incidenti fra polizia e manifestanti antisistema che hanno fra l’altro bruciato cassonetti nel centro della città. Le forze antisommossa hanno caricato più volte per disperdere gruppi di manifestanti nella zona fra Paseo de Gracia e Calle de Balmes. Un gruppo di militanti del sindacato di sinistra Cgt ha bruciato dei cartoni davanti alla sede della Borsa. In serata si sono svolte altre manifestazioni nella capitale catalana. Una organizzata dall’Ugt, l’altra dai due grandi sindacati spagnoli, Ccoo e Ugt. La polizia ha fermato a Barcellona decine di persone. Sono stati registrati altri incidenti isolati fra i picchetti di sciopero e la polizia, in particolare a Madrid, Saragozza, Malaga e la “rossa” Siviglia. Feriti, leggeri, soprattutto fra le forze dell’ordine.
I sindacati spagnoli hanno chiesto al governo del premier Mariano Rajoy di avviare un negoziato per modificare il provvedimento entro il primo maggio per evitare un ulteriore aggravamento della tensione sociale. I rispettivi segretari, Candido Mendez e Ignacio Toxo, hanno affermato che lo sciopero generale ha ottenuto una «ampia partecipazione», e è stato seguito oggi dal 77% dei lavoratori spagnoli, che hanno lanciato così un chiaro segnale al governo. Ma il governo, forte del consenso degli spagnoli che voglioni uscire al più presto dalla crisi e non finire come la Grecia, ha risposto picche: il ministro del Lavoro Fatima Banez hainfatti respinto la richiesta dei sindacati affermando che «la svolta riformista è inarrestabile» e che la legge «non sarà cambiata» perché ha già l’appoggio di 197 deputati su 350 nel Congresso dei deputati. È nel parlamento, ha ricordato, che «risiede la sovranità nazionale». La riforma del lavoro rende più facili e meno costosi per gli imprenditori i licenziamenti.
L’impatto dello sciopero è stato sensibile nell’industria e nei trasporti pubblici: aerei, treni, metropolitana, autobus, funzionanti al 30% circa, in base agli accordi di servizio minimo conclusi fra sindacati e autorità. Nel centro di Madrid e delle principali città negozi e servizi hanno funzionato quasi normalmente.