Seni rifatti, nuove tragedie. Ma è in arrivo una legge

Piccolo e armonioso tanto da entrare in una coppa di champagne o nella mano di un gentiluomo. Così veniva immaginato un bel seno prima dell’avvento della chirurgia estetica di massa che ha sovvertito l’eleganza dei canoni classici. Ma un decolté eccessivamente prosperoso, grazie a quella che in termini tecnici si definisce “mastoplastica additiva”, non sempre è sinonimo di bellezza. Certo non tutte ricorrono al bisturi per motivi estetici, ci sono anche donne che sono “costrette” a ricorrere alla chirurgia plastica dopo un tumore al seno, ma in ogni caso gli interventi sono sempre più diffusi. Ogni anno in Italia vengono effettuati circa 85mila interventi chirurgici per l’impianto di protesi, di cui il 70 % è effettuato per ragioni estetiche e il 30% per motivi ricostruttivi. Secondo gli esperti della Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, gli interventi effettuati per fini estetici sono fatti su donne di età compresa tra i 18 e 25 anni e i 35 e i 45, quelli per fini ricostruttivi su donne sopra i 45 anni. La durata media delle protesi è di dieci anni.

Protesi sicure?
Ed è proprio sulla sicurezza delle protesi che si sono accesi i riflettori. Prima i casi delle protesi pericolose prodotte in Francia e commercializzate in Italia. Poi, l’altro ieri il giallo a Genova sulla vicenda di una donna di 64 anni che, per cause ancora tutte da accertare, è morta ventiquattro ore dopo essere stata dimessa dall’ospedale dove era stata ricoverata per farsi rimuovere le protesi al seno che si era fatta applicare 16 anni prima. E ieri, infine, nell’ambito dell’Operazione Narcisio condotta dalla Guardia di Finanza, in sette regioni (Toscana, Emilai Romagna, Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania) è finito agli arresti domiciliari il professor Mario Dini, primario di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’ospedale di Careggi a Firenze. Secondo la Gdf avrebbe favorito una società per la vendita, al presidio sanitario fiorentino, di protesi mammarie, ottenendo così la promessa di diversi vantaggi personali. Per non parlare poi, di tutti quei casi in cui l’intervento non dà i risultati sperati. Tutti casi che generano ansia tra chi si è già sottoposto all’intervento o tra chi pensa di doverlo fare.

Fine del Far West

Ma dopo scandali e paure sta per arrivare in Italia una regolamentazione più attenta che impedirà di ricadere in certi errori gravi. Sarà votata a breve anche alla Camera la legge che istituisce il registro obbligatorio delle protesi al seno. Il testo risale al governo Berlusconi che nel luglio del 2010 ha approvato il disegno di legge, su proposta del ministro Fazio, che istituisce il registro nazionale e i registri regionali delle protesi mammarie, sancisce il divieto di impianto alle minorenni e dispone obblighi informativi ai pazienti che si sottopongono agli interventi. Una legge che mostra una sensibilità verso le donne e le tutela dall’ abusivismo rendendo tutto l’iter trasparente.

Il testo approvato dal Senato
Dopo il sì unanime e bipartisan della Commissione sanità del Senato sono state anche inasprite le pene previste nel ddl per i chirurghi che non rispetteranno il divieto per fini estetici sulle minorenni con una multa fino a ventimila euro e tre mesi di sospensione dall’attività e ha stabilito l’obbligo di indicare nei registri il tipo di protesi e di riempimento.
Nel dettaglio il provvedimento nell’articolo 1 abilita, rispettivamente, il ministero della Salute e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano a istituire il Registro nazionale e i registri regionali degli impianti protesici mammari effettuati in Italia, nell’ambito della chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, inquadrandoli nel campo del monitoraggio clinico ed epidemiologico delle attività di chirurgia e medicina plastica ed estetica. Vengono definite le finalità dell’istituzione dei registri, gli obiettivi della raccolta e del trattamento dei dati, i soggetti aventi diritto all’accesso e al trattamento di questi ultimi e viene rimessa a un regolamento da adottare con decreto ministeriale, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, la disciplina della raccolta dei vari aspetti della raccolta dei dati. L’articolo 2 consente l’impianto di protesi mammaria a soli fini estetici soltanto su coloro che abbiano compiuto la maggiore età e prevede le sanzioni amministrative per chi disattende la norma. Mentre l’articolo 3 stabilisce che l’applicazione di protesi mammarie per fini estetici è riservata a coloro che sono in possesso del titolo di specializzazione in chirurgia plastica o a chi ha svolto attività chirurgica equipollente nei precedenti cinque anni o è in possesso del titolo di specializzazione in chirurgia generale, ginecologia e ostetricia o chirurgia toracica. L’articolo 4 dispone che i registri regionali siano custoditi presso le unità organizzative delle regioni e delle province autonome competenti, come individuate da provvedimenti regionali e provinciali. La disposizione disciplina altresì le modalità di custodia e di accesso ai registri definendo le strutture presso le quali vengono conservati, le modalità di comunicazione dei dati e i soggetti abilitati, gli obblighi delle strutture sanitarie. Infine l’articolo 5 prevede che ogni due anni il ministro della Salute trasmette al Parlamento una relazione sui dati raccolti nel registro nazionale e nei registri regionali, relativamente alle finalità di monitoraggio epidemiologico e di programmazione, gestione, controllo e valutazione dell’assistenza sanitaria.

Ora si attende l’ok della Camera
Il testo è stato approvato dalla commissione Sanità del Senato in sede deliberante all’inizio di marzo e ora è passato all’esame della Camera, dove ha già incassato il parere favorevole di alcune commissioni. Una volta approvato l’Italia sarà il primo Paese in Europa a istituire il registro degli impianti di protesi mammarie e a stabilire un limite a questi interventi di chirurgia estetici vietandoli sotto i diciotto anni.