Piazza Fontana, finalmente un film contro le vulgate

La strage di piazza Fontana (Milano, 12 dicembre 1969) è sempre di Stato. Però il commissario Luigi Calabresi è stato vittima, non complice del complotto internazionale che aveva armato i sicari italiani. Vittime sono state anche l’editore rivoluzionario Giangiacomo Feltrinelli e lo statista Aldo Moro, quest’ultimo – per la sua politica interna e internazionale – bersaglio finale del complotto, ideato dal governo degli Stati Uniti, complici altri Paesi dell’Alleanza atlantica e Israele, connivente il presidente della Repubblica italiana, Giuseppe Saragat.
Fantapolitica? Non per Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli (Ponte alle grazie, pp. 700, euro 19,80), il saggio ora riedito e soprattutto aggiornato rispetto all’edizione del 2009. E su questo libro, che non è affatto un romanzo, si basa Romanzo di una strage, film di Marco Tullio Giordana nelle sale venerdì prossimo.
Giordana ha scritto il film con Sandro Petraglia e Stefano Rulli. Sono tutti autori formatisi all’estrema sinistra, proprio negli anni che il film racconta. Non sono imparziali e perciò è ancor più importante che proprio loro ora restituiscano l’onore a Calabresi (ben interpretato da Valerio Mastandrea) con un film che forse parteciperà al Festival di Cannes.  
Ancora una volta Giordana rivede la storia patria, come aveva reinterpretato la cronaca fin da Maledetti vi amerò e La caduta degli angeli ribelli. La revisione storica l’aveva invece esercitata soprattutto su un’era che gli era anagraficamente e politicamente estranea, quella fascista: da Notti e nebbie (dal romanzo di Carlo Castellaneta), sulla fine della Rsi, a Sanguepazzo, sul caso degli attori Luisa Ferida e Osvaldo Valenti, vittime della ragion partigiana di un futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini.
Romanzo di una strage rientra invece nel filone de I cento passi. Gli si possono rimproverare i tratti caricaturali attribuiti agli estremisti di destra e a Aldo Moro. Ma anche nei drammi ci sono le macchiette, come insegna la “commedia all’italiana”. Peccato che, schierandosi, anzi identificandosi con magistrati giustizieri e “pistaroli neri”, Giordana li mostri sempre, tutti, come seri e sinceri. Del resto è vano chiedere a Giordana, ma soprattutto a Rulli e Petraglia, il distacco di Age & Scarpelli: la loro cifra non è quella comico-corrosiva di In nome del popolo italiano, il classico di Dino Risi. Però la loro cifra non è neanche quella forsennata di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri o altezzosa di Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio, per citare solo film nati nel clima della strage di Piazza Fontana…
Giordana, poi, ha un senso civico democratico, che rimanda in Italia tanto a Francesco Rosi e al suo Caso Mattei (prologo nazionale di Romanzo di una strage), quanto a Z- L’orgia del potere di Costa-Gavras (suo prologo internazionale). Perché la strategia della tensione italiana ha per modello la strategia della tensione greca di pochi anni precedente. Ad accomunare l’Italia alla Grecia non è solo di essere penisole mediterranee, già culle di civiltà, ma anche di aver raggiunto una tardiva sovranità nazionale e di essere passate per guerre civili dove i partiti comunisti hanno avuto un ruolo determinante. La Guerra fredda obbligava i Paesi dell’Alleanza atlantica a non vietare quei partiti. Negli anni Sessanta parve che essi avrebbero potuto condizionare, se non conquistare, il potere. E così in Grecia ci fu, nel 1963, l’assassinio del deputato comunista Lambrakis, raccontato appunto in Z da Costa-Gavras, e il colpo di Stato del 1967. Ma questa è un’altra storia.