Per 6 italiani su 10 la luna di miele con Monti è finita

La luna di miele tra Mario Monti e gli italiani, quattro mesi dopo è già finita. I dati forniti domenica sul Corriere della Sera da Renato Mannheimer non lasciano spazio ai dubbi: «Dal 50-60 per cento di consenso rilevato sino agli inizi di marzo, la percentuale di giudizi positivi verso il governo è bruscamente scesa al 44 per cento»,  ha scritto il sondaggista di punta del quotidiano di via Solferino. Un messaggio inequivocabile: la maggioranza degli italiani «esprime una insoddisfazione verso l’operato dell’esecutivo». È significativo che in questa ricerca, gli elettori di tutti i partiti che oggi sono in Parlamento sono fortemente critici con l’esecutivo. In particolare colpisce la forte disillusione degli elettori del Terzo Polo. Il suo leader, Pier Ferdinando Casini, più di ogni altro ha sponsorizzato e caldeggiato il governo tecnico. «Persino tra l’elettorato dell’Udc – che, tradizionalmente, ha sin qui appoggiato più decisamente il governo – si registra una diminuzione di fiducia (-9 per cento)».
Mannheimer individua il punto di maggiore disillusione dopo le decisioni assunte riguardo al mercato del lavoro e, in particolare, riguardo alla riforma dell’articolo 18. I dati parlano chiaro: la riforma non piace a due italiani su tre (67 per cento). Stessa percentuale e proporzione degli elettori del Pd. Ma anche tra i votanti per il Pdl (58 per cento di essi si dicono insoddisfatti). In questo caso, per motivi opposti a gli elettori del partito di Bersani, dato che «gran parte dei votanti per il Pdl rimproverano al governo una insufficiente tenacia, mentre l’elettorato del Pd conferma la già nota ostilità».  
Non è il solo sondaggio che dà in picchiata il governo: in una ricerca realizzata tra il 5 e l’8 marzo e pubblicata da Italia Oggi, appena il 50 per cento degli interpellati dava ragione al premier. Cento giorni dopo, per il 46,9 per cento la situazione non era cambiata rispetto al governo Berlusconi, per il 33 per cento è addirittura peggiorata.
A farne le spese sono anche i partiti che appoggiano l’esecutivo tecnico. Non a caso ieri Angelino Alfano ha sottolineato che con l’appoggio al governo Monti il Pdl «ha messo in conto di pagare un dazio»: il segretario del partito, lo ha detto aggiungendo però che «il conto arriva salato anche a sinistra». «Dopo i primi cento giorni di sbronza della sinistra in cui aveva affermato che si era affermato il bene ed eliminato il male – ha sottolineato – ha preso atto che la realtà è più dura dei loro brindisi e il governo del Paese presenta un conto di difficoltà anche a loro che non si possono sottrarre alle responsabilità di questi anni». Alfano, infatti, ha ricordato che negli ultimi cinque anni e mezzo il centrosinistra è stato al governo per due. «Noi siamo coerenti. Sosteniamo questo governo nella convinzione che possa fare le riforme e pensiamo che quando si arriverà al voto delle politiche avremo una ricetta e un’alleanza più credibile da presentare agli italiani».
E il premier come reagisce a questo calo di fiducia? «Comunque sia l’esito di questo governo, che mi auguro sia positivo, non cercherò il consenso che non ho cercato», ha ribadito Monti anche al Forum di Confcommercio. Purché, una volta finita la luna di miele, gli italiani non chiedano anche il divorzio breve.