Parte il liceo sportivo: si sente ancora “Profumo” di governo Berlusconi

«Il liceo sportivo? Ci siamo quasi, ma è presto per fare commenti. L’iter non è ancora completato. Sono abituata ad esultare solo dopo aver raggiunto il traguardo». Anche da parlamentare Manuela Di Centa usa la cautela da sciatrice di fondo. La deputata Pdl (due volte campionessa olimpica) ha registrato con soddisfazione l’intervista a La Stampa Alessandro Profumo. Il ministro della Pubblica istruzione ha infatti annunciato la formulazione del nuovo corso di studi, la cui partenza è prevista per l’anno scolastico 2013-2014. «Il liceo sportivo sarà un’articolazione del liceo scientifico e prevede un incremento delle ore di educazione fisica e delle discipline connesse del fenomeno sportivo», ha spiegato il ministro. Profumo ha spiegato che le ricerche per attivare questo nuovo tipo di scuola «provano come la poca attenzione all’educazione fisica a scuola, non solo porti al peggioramento della qualità della vita ma contribuisca anche a un aumento dei costi nel corso della vita per porvi rimedio». La nuova scuola è già stata sperimentata, per esempio con un corso di alfabetizzazione motoria in certe realtà», oppure, ha concluso il ministro «per alunni atleti che per periodi lunghi non possono frequentare le lezioni perché impegnati nelle gare».
Come aggiunge la stessa Di Centa è un «testo che è nel solco di quanto previsto dal precedente governo e che ci consente di accelerare l’iter seguendo le linee guida che ci chiede l’Europa». Con Profumo? «Lavoriamo in staffetta. È un lavoro iniziato tre anni fa ed è un progetto che ha un respiro internazionale. Adesso l’iter è arrivato al Consiglio di Stato. Quindi le Commissioni Cultura di Camera e Senato daranno il parere finale. In questo modo le direzioni regionali scolastiche potranno contare su una nuova offerta formativa».
Paola Frassinetti, da componente della Commissione Cultura della Camera,  nota la contraddizione di Pd e Terzo Polo. «Hanno alzato le barricate contro tutti i decreti attuativi della Riforma Gelmini che arrivavano in Parlamento. Con il nuovo governo votano senza battere ciglio le stesse misure che fino a tre mesi fa contestavano». Secondo la deputata Pdl ora conta condurre in porto il risultato ottenuto tenendo presente la qualità dell’offerta didattica: «La parola “liceo” deve garantire una preparazione di livello, con la possibilità di avere anche una preparazione che va oltre le normali attività. Immagino una preparazione teorica, un’offerta formativa molto appetibile per chi già fa sport che consentirà di avere una carriera aperta nello sport ma anche per un eventuale carriera dirigenziale».
Proprio i dirigenti sportivi sono i più soddisfatti. Gianni Petrucci parla di «una grande conquista per le atlete e gli atleti italiani».  II numero uno del Coni ringrazia il ministro Profumo che almeno con lo sport non ha usato le forbici: «Il suo primo atto è stato quello di confermare il progetto di alfabetizzazione motoria nella scuola primaria stanziando 2,5 milioni di euro che si aggiungono ai 5 milioni già deliberati dal Coni. Ora, portando avanti il progetto del liceo sportivo, aggiunge un altro fiore all’occhiello della sua positiva gestione ministeriale. Lo ringrazio a nome dello sport italiano».
Riccardo Agabio, vicepresidente vicario del Coni e presidente della Federginnastica, vede nell’istituzione del liceo sportivo una svolta positiva. «È il coronamento di un progetto ispirato proprio dal Coni. Rappresenta un’occasione importante per formare degli atleti ma anche per creare una cultura sportiva che ancora adesso nel nostro Paese manca». Un’occasione per formare nuovi campioni? «Non c’è dubbio che l’attività agonistica, penso ad esempio ai nuotatori, sia difficilmente compatibile con la normale attività didattica di un liceo tradizionale. Un’atleta che pratica sport agonistico si allena anche due volte al giorno e, succede spesso, che a un certo punto si debba fare una scelta. Con il liceo sportivo questo handicap verrà superato». Problemi che il presidente della Federboxe, Franco Falcinelli ricorda bene, citando i tempi in cui era un giovane pugile: «Dovevo fare sessanta chilometri al giorno in bicicletta su e giù tra Rivo Torto e Foligno, alternandomi tra casa, scuola e gli allenamenti in palestra». Falcinelli parla da ex atleta ma anche da ex commissario tecnico della nazionale di pugilato: «Non sa quanti talenti ho visto smarrirsi perché privi di un contesto adatto a farli maturare. In certi contesti, la scuola è fondamentale per la formazione di un atleta. Ecco perché l’idea di individuare un corso di studi che “full time” si occupi di chi pratica una disciplina agonistica, può essere una carta vincente anche nella formazione dei nostri futuri campioni».   
Futuri campioni che incassano con piacere la prospettiva di una scuola tutta per loro. «Noi giovani che facciamo agonismo ad alto livello abbiamo bisogno di strutture che ci aiutino a far convivere l’impegno scolastico con quello atletico che per tanti è impossibile». Carlotta Ferlito, giovane campionessa di ginnastica, e ora anche volto noto della tv grazie al reality basato sulla vita quotidiana sua e di altre compagne che si allenano e studiano nel centro federale dei Milano, accoglie con favore l’annuncio. «La federazione qui a Milano (e anche a Roma, ndr) ci mette a disposizione ogni giorno degli insegnanti di una scuola privata che ci seguono direttamente», spiega Ferlito, che da Catania anni fa si è trasferita in Lombardia per allenarsi ad alto livello. E gli studi? «O mi sveglio presto la mattina o lo faccio la sera. Altre mie colleghe che non frequentano i centri federali di Milano e Roma seguono la scuola normale al mattino, ma fanno molte assenze. Alcune sono agevolate dalle loro scuole, altre no, anche se la federazione garantisce alle ragazze del giro azzurro un contributo per essere aiutate negli studi. Un sistema, una scuola, studiata appositamente per agevolare noi atleti sarebbe un grande passo avanti». Apprezza la novità anche Flavio Bizzarri, giovane ranista azzurro: «Se la scuola che frequenti ti aiuta, come sta facendo la mia, forse non serve, ma a quanto sento in giro non tutti sono fortunati come me».