Non decollano le trattative sugli italiani rapiti in India

Si allungano ulteriormente i tempi per la vicenda degli italiani rapiti. I maoisti del “People’s Liberation Guerrilla Army” indiano hanno annunciato ieri di avere esteso fino a stasera l’ultimatum posto al governo per la liberazione dei nostri due connazionali sequestrati. Nello stesso tempo hanno suggerito i nomi di altri due mediatori: B.D Sharma e Prafulla Samantray, per sostituire due dei tre proposti lunedì, che sono venuti a cadere. Il primo, Narayan Sanyal, leader maoista condannato all’ergastolo, è stato rifiutato dal chief minister dell’Orissa, Naveen Patnaik, che ha definito «impossibile» accettarlo come mediatore. Il secondo, Biswa Priya Kanungo, ha rifiutato di prendere parte alla trattativa. «Chiedo alla leadership maoista di indicare due nomi alternativi il prima possibile, in modo che il negoziato possa iniziare immediatamente», aveva detto Patnaik.
I ribelli maoisti hanno avanzato 13 richieste per la liberazione dei due italiani. Tra queste, la cessazione delle operazioni anti maoiste, accordi per il trasferimento di terre, risarcimenti alle famiglie dei simpatizzanti maoisti uccisi o in prigione e il rilascio di 600 detenuti. A queste richieste, si aggiunge ovviamente il bando dei turisti dalle aree tribali e il rilascio di coloro che si oppongono allo sviluppo industriale della regione. Il primo obiettivo i maoisti l’hanno già raggiunto: il governo dello Stato dell’Orissa ha sospeso l’operazione antiterrorismo “Green Hunt” diretta contro i guerriglieri.
Si è appreso intanto, sempre ieri, che i nostri due connazionali Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, sequestrati mercoledì scorso «stanno bene e ricevono regolarmente cibo». Lo hanno assicurato i maoisti che li tengono in ostaggio. Secondo l’emittente “Ibn-Cnn”, la precisazione sarebbe contenuta nello stesso messaggio audio con cui i guerriglieri hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale e nominato i tre mediatori.
Intanto si sono attivati tutti i canali tradizionali in questi casi: monsignor John Barwa, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneshwar, nell’Orissa, ha inviato un proprio sacerdote nel distretto di Kandhamal per esplorare se vi sono possibilità di mediazione per favorire la soluzione del sequestro. Infatti dato che molti dei tribali del distretto – che i ribelli maoisti peraltro difendono – sono cristiani, la polizia ha chiesto aiuto alle Chiese e alle ong della società civile, per attivare tutti i canali possibili che siano utili al rilascio dei due «su basi umanitarie». Lo riferisce l’agenzia vaticana Fides. «Il negoziato per il rilascio dei due italiani rapiti non è ancora iniziato. I ribelli maoisti vogliono che il governo dell’Orissa prima soddisfi le 13 condizioni da loro richieste. Non chiedono denaro, ma soprattutto la liberazione di alcuni prigionieri», dice a Fides l’inviato del vescovo, padre Santosh Digal, responsabile dell’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali. «Nonostante l’opera di due mediatori, i ribelli dicono che, finchè il governo non avrà soddisfatto le loro condizioni, il negoziato non decollerà. La situazione è difficile. Le Chiese si sono attivate per cercare di convincere i rapitori che il sequestro di due innocenti non è un buon mezzo per raggiungere i loro scopi».
Inoltre il console generale a Calcutta, Joel Melchiori, ha avuto colloquio con il ministro dell’Interno dello Stato indiano dell’Orissa, per discutere del sequestro dei due italiani Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, ha detto il portavoce della Farnesina, Giuseppe Manzo, che ha inoltre ricordato che le autorità indiane hanno attivato una «cellula d’emergenza, una sorta di unità di crisi» con le autorità locali, la polizia e ministero dell’Interno per seguire il caso.  La «preoccupazione principale», sottolinea Melchiori, è per l’incolumità di Paolo Bosusco e Claudio Colangelo. In questo momento, spiega il console, «non abbiamo informazioni dirette sulle loro condizioni, tuttavia non abbiamo motivo di ritenere che possano avere subito degli atti di violenza».
Sulla vicenda è intervenuto lo stesso premier indiano Manmohan Singh, che ha definito il sequestro in Orissa di due italiani «un duro promemoria» delle sfide poste dai maoisti alla sicurezza interna. Intervenendo in una sessione nel Rajya Sabha (Senato), Singh ha detto, illustrando le prospettive di funzionamento del Centro nazionale antiterrorismo (Nctc), che la settimana scorsa «due italiani sono stati sequestrati da estremisti di sinistra». È per tutti noi, ha aggiunto, «un duro promemoria del fatto che la nostra sicurezza nazionale potrebbe essere in pericolo se non restiamo in allerta e pronti nell’affrontare il problema del terrorismo e dell’estremismo di sinistra». Sottintendendo con questo che lo Stato non cesserà la guerra contro gli insorgenti maoisti in alcune regioni dell’India, cosa che potrebbe pregiudicare la sicurezza dei nostri connazionali.
Il “People’s Liberation Guerrilla Army”, i cosiddetti naxaliti, combattono da decenni una guerra in quattro o cinque Stati dell’India, controllandone una significativa porzione di territorio. Si ispirano al maoismo e alla riforma agraria cinese, combattono contro il latifondismo e sono sospettati di ricevere fnanziamenti e armi da Pechino. Si sono distinti per attentati, omicidi, sequestri di poliziotti indiani, ma è la prima volta in assoluto che rapiscono occidentali, per questo il rapimento è stato definito dagli inquirenti anomalo.
Frattanto si allarga il dibattito sull’opportunità, per gli stranieri, di andare in zone notoriamente insicure. Ieri P.K. Mishra, il vicecapo della polizia di Puri (nonché capo dei servizi di intelligence del distretto), la città da dove sono partiti il 12 marzo i due italiani per un trekking, ha lodato il tipo di turismo che proponeva Bosusco, «non invasivo», ma certamente «troppo rischioso». Mishra ha sottolineato che il grave problema è quello di «decine e decine di agenzie e tour operator che organizzano le visite nelle zone tribali senza permessi». «Non li chiedono neppure – ha sottolineato – perché sanno che noi non glieli daremmo». Il sistema dei permessi è utilizzato già da anni in alcuni Stati dell’America Latina, come Brasile, Paraguay, Venezuela e altri, per tutelare la serenità delle ultime tribù che ancora vivono nelle zone più inaccessibili di questi Paesi.
La stampa dello Stato dell’Orissa pubblica anche ieri con grande evidenza la vicenda dei due turisti italiani rapiti mercoledì scorso. I due principali quotidiani a Bhubaneswar (The Indian Express e The Times of India) aprono la prima pagina sottolineando che i maoisti hanno designato loro mediatori e dichiarato un cessate il fuoco unilaterale.