No-Tav in mano  agli “sfascisti”? Che sorpresa!

Può una minoranza isolare la maggioranza? Ovviamente no. E per quanti sforzi facciano i tanti giornalisti simpatizzanti andandosi a capare il montanaro, la signora o il cercatore di funghi da intervistare come portavoce degli anti-modernisti, basta guardare una sola foto dei tafferugli per rendersi conto che il 90 per cento dei partecipanti sono i soliti noti, coi soliti capelli, le solite sciarpe, le solite magliette e i soliti caschi. I “portavoce” – ben addestrati – cercano di buttarla in confusione dicendo che “la protesta è assolutamente autoctona, ma chiunque voglia dare una mano è benvenuto…”. Così si spiega perché i fermati sono di Firenze o Catanzaro, Roma, Padova, Milano o addirittura di Atene. Bisogna essere ipocriti o ciechi. Generalmente si tratta di ipocriti. Gli stessi che dicevano “bisogna isolare i violenti” al G8 di Genova, evocando fantomatici Black Bloc che apparivano e scomparivano dietro le innocenti fila delle Tute bianche. O addebitavano a “infiltrati” le devastazioni di Roma in occasione della protesta anti-Gelmini del 14 dicembre o del Festival degli indignados. “Isolare i violenti” è l’appello rituale di tutti i rappresentanti della sinistra istituzionale, a cominciare da Napolitano. Significa: fate bene a protestare (contro la Gelmini, contro Berlusconi, contro Alemanno), ma quando i roghi, le bombe e i feriti rischiano di delegittimare la protesta, ci si inventa che “la festa è stata rovinata da pochi sconsiderati”… La verità è sempre un’altra: i “pochi sconsiderati” sono quelli che li coprono coi teatrini mediatici. E li tengono in caldo per la prossima barricata.