Monti prova la nuova Panda e le fabbriche Fiat si fermano

«Perfetto». La parola che Sergio Marchionne pronuncia all’uscita di Palazzo Chigi, dopo che ieri per un’ora e mezzo ha discusso con il premier Mario Monti, stride un po’ con la situazione generale della Fiat, dove di perfezione se ne vede poca e di problemi invece tanti. «Perfetto, grazie», risponde l’amministratore delegato ai cronisti che gli chiedono come sia andato l’incontro. Monti, invece, sorride ai giornalisti ma non rilascia dichiarazioni.

L’arrivo in Panda
L’ad, peraltro, è arrivato a Palazzo Chigi al volante di una nuova Panda, color arancio. Seduto al suo fianco il presidente del Lingotto John Elkann. Dopo l’incontro, Monti, Elkann e Marchionne si concedono ai cameramen. L’ad mostra l’auto e apre lo sportello al premier che sale al posto di guida per testarne le caratteristiche mentre al suo fianco si accomoda Elkann. Intanto, Marchionne, che neanche in questa occasione ha rinunciato all’ormai tradizionale maglioncino blu, appoggiato al finestrino parla fitto con Monti. Il premier poi scende e compie il giro dell’autovettura, ora prodotta nel sito campano di Pomigliano, dopo la decisione del Lingotto di spostarne la produzione dalla Polonia in Italia. Marchionne apre il portabagagli e la “visita”, prosegue per concludersi con una stretta di mano tra Monti, Marchionne ed Elkann immortalata dalle foto di rito, davanti all’auto. Un particolare, quello della Panda, che ha fatto particolarmente piacere al segretario generale della Uilm Campania, Giovanni Sgambati, che ha dichiarato: «È una grande soddisfazione vedere l’ad della Fiat, Sergio Marchionne, portare il nuovo prodotto di Pomigliano per l’incontro con il premier Monti. In Italia si fa molto male a parlare di quello che non si fa, ma sarebbe molto utile parlare di ciò che si fa e si fa bene, come la nuova Panda a Pomigliano». Basterà questo segnale simbolico a risollevare le sorti dell’azienda?

Stabilimenti fermi
Evidentemente no. «Questo è un incontro. Io vorrei fatti», ha detto il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota. Che ha aggiunto: «Io mi aspetto che mantengano tutti i posti di lavoro». Sarà, ma l’orizzonte è nero. Ieri, per esempio, tutte le fabbriche italiane dell’azienda sono rimaste chiuse. Pomigliano, Cassino e Sevel non hanno lavorato a causa dello sciopero delle bisarche, Mirafiori e Melfi per la cassa integrazione. Lo stop delle bisarche sta provocando gravi ritardi nella consegna delle vetture ai clienti. Ma, in generale, la situazione appare tutt’altro che rosea: l’azienda torinese fa sapere che le perdite di produzione legate allo sciopero sono pari a 20 mila macchine, i danni avranno un impatto del 10% sui risultati di mercato del mese di marzo. Con oltre 66 mila immatricolazioni a febbraio sul mercato europeo (Ue+27) l’azienda ha fatto registrare una quota del 7,2%, in calo rispetto al 7,8 di un anno fa ma in salita rispetto al 6,9% di gennaio. A livello di singoli marchi Fiat ha immatricolato a febbraio in Europa oltre 46.600 vetture per una quota del 5,1% che aumenta, rispetto a gennaio 2012, di 0,2 punti percentuali.

«Chiediamo una trattativa»
«Per lo sblocco dello sciopero delle bisarche occorre urgentemente che gli operatori logistici (primi vettori) si decidano ad aprire, da subito, una trattativa con gli autotrasportatori», ha chiesto il segretario generale di Trasportounito (cui aderisce l’Associazione bisarche italiane), Maurizio Longo, aggiungendo che «a questo fine le case automobilistiche, che stanno subendo le conseguenze del fermo, dovrebbero favorire l’apertura del dialogo. Risulta incomprensibile come si preferisca lamentare pubblicamente i rischi di cali di produzione e chiusure di stabilimenti anzichè affrontare, come sarebbe logico, il problema alla radice costringendo la diretta controparte delle stesse case automobilistiche ad aprire un confronto con le imprese che trasportano le auto. Il fatto che ormai da anni queste imprese siano costrette a ricorrere allo strumento del fermo dei servizi è prova di un malessere permanente di cui i costruttori di automobili dovrebbero farsi carico per garantirsi un trasporto sicuro ed efficiente».

Oltranzismo Fiom
In tutto ciò, certo non aiuta l’oltranzismo della Fiom e la sua volontà di andare al muro contro muro costi quel che costi. La priorità, al Lingotto, è mantenere posti di lavoro, altro che battaglie su cinque minuti in più o in meno durante la pausa. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, ieri ha sottolineato: «Noi chiediamo al governo che la Fiat investa in Italia, che faccia dei modelli per essere concorrenziale sul mercato europeo, non consideri l’Italia la ruota di scorta delle produzioni degli altri Paesi. Questa mi pare la sfida rispetto alla quale risposte non ci sono». Richieste assolutamente legittime. Bisognerebbe solo chiedersi se il modo migliore per ottenere tutto ciò sia la lotta fine a se stessa.

Marchionne de’ Paperoni
Ma se la Fiom esagera da un lato, va anche detto che, dall’altro, Marchionne ci mette del suo per non farsi particolarmente amare. Né i numeri relativi al suo conto in banca, resi noti in questi giorni, tendono ad accattivargli particolari simpatie. Lo stipendio dell’ad di Fiat, tra parte fissa, 2,24 milioni per la sola spa, 12 il costo delle stock grant per il 2011, più le stock option, è sicuramente milionario. Il presidente John Elkann, invece, ha incassato, sempre dalla spa 1,344 mionioni, l’ex presidente e presidente di Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, 5,552.