Monti, indietro tutta: «Non volevo irritare i partiti e gli italiani»

Con un rituale che avrebbe fatto invidia ai vecchi marpioni della Prima Repubblica, Mario Monti cerca di riparare la sua gaffe sui “partiti impopolari, a differenza di me” con una letterona “bulgara” pubblicata ieri sulla prima pagina del Corriere della Sera. In una lunga missiva, il premier si dice «rammaricato» per le polemiche suscitate dalle parole pronunciate a Tokyo sui partiti e il loro consenso, «considerazioni che avevano l’obiettivo opposto a quello che, fuori dal contesto, è stato loro attribuito». Una retromarcia clamorosa che la dice lunga sulla debolezza di questo esecutivo tecnico.

Complimenti a tutti

Nella lettera il premier evidenzia «la maturità degli italiani» e sottolinea che «i partiti dimostrano senso di responsabilità». Quelle considerazioni, scrive il premier nella lettera al direttore del quotidiano di via Solferino, «volevano infatti sottolineare che, pur in una fase difficile, le forze politiche italiane si dimostrano vitali e capaci di guardare all’interesse del Paese». Scrive, inoltre il presidente del Consiglio, che «se da qualche mese l’Italia ha imboccato risolutamente la via delle riforme, lo si deve in parte al governo, ma in larga parte al senso di responsabilità delle forze politiche che, pure caratterizzate da forti divergenze programmatiche, hanno saputo dare priorità, in una fase di emergenza, all’interesse generale del Paese». «E lo si deve –prosegue – anche alla grande maturità degli italiani, che hanno mostrato di comprendere che vale la pena di sopportare sacrifici…».

La rettifica della rettifica
Ieri, però, per non irritare anche i giornalisti, finiti nel mirino per le errate interpretazioni date alle parole del premier, Monti è stato costretto alla rettifica della rettifica. «Approfitto per dire che uscita questa mattina sul “Corriere della Sera” una mia lettera nella quale si mettono nel contesto una o due frasi che, come dico nella mia lettera, sono state correttamente riportate dai corrispondenti italiani presenti al discorso al Nikkei». In Italia, ha aggiunto il professore, «è stata letta in modo tale da generare un grande e, a mio parere, non fondato dibattito politico. La leggerete, ma comunque volevo sottolineare che avendo verificato quello che voi avete scritto non è da attribuire a vostre imprecisioni, neppure nella traduzione dall’inglese all’italiano».Quindi, ha concluso ironizzando sul noto film «non era “lost in traslation”».

Le scuse sono gradite…
A questo spericolato tentativo di imbonirsi i partiti e gli italiani (nei giorni in cui ricevono la stangata in busta paga) fa seguito il solito rituale di commenti politici, quasi tutti compiaciuti per le dichiarazioni del premier, costretto a fare pubblica ammenda per le gaffe asiatiche che rischiavano di costargli la poltrona. «Che i partiti stiano facendo un grande sforzo per sostenere nel Parlamento e nel Paese l’opera di risanamento economico, avviata dal presidente Berlusconi e proseguita con il governo Monti, è un dato di fatto. Che il presidente del Consiglio Monti lo abbia voluto sottolineare con la sua lettera al “Corriere della Sera” è certamente un fatto positivo dopo le incomprensioni e le discussioni dei giorni passati», ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri. «È una lettera positiva, che chiarisce. Francamente sapevo che le cose non stavano così e continuo a pensare che il punto di fondo sia non allestire mai delle alternative, delle distinzioni, delle dialettiche tra i cosiddetti tecnici e i politici perché il Paese non ha bisogno di questo che tecnici e politici affrontino insieme le emergenze del Paese», aggiunge il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «Da parte delle forze politiche – ha assicurato – non c’è alcuna intenzione di fermare le riforme». A proposito della lettera Bersani ha detto anche di non “sentirne particolarmente bisogno”. «Su questo punto – ha evidenziato – sono sereno: noi siamo stati leali, generosi, se avessimo voluto andare a votare ne avremmo avuto l’occasione,siamo impegnatissimi, non ci spaventano le riforme». Sulla discussione in corso sul lavoro, continua, «io ho detto la mia e continuerò a farlo con serenità, senza drammatizzare». Ancora, dal fronte Pdl, secondo Sandro Bondi «la lettera del presidente Monti contiene una riflessione politica inoppugnabile». «Il declino dell’Italia si può impedire solo con riforme coraggiose, sia dal lato economico e sociale sia da quello istituzionale», dichiara il coordinatore del Pdl. «Questo compito – aggiunge – non si esaurisce con la durata di questo governo o dopo le prossime elezioni politiche, ma necessita di uno sforzo prolungato e permanente. Su questo terreno si misurano il rinnovamento e la credibilità delle forze politiche». Infine il principale sponsor di Monti, Pierferdinando Casini, secondo cui da Monti è arrivato il chiarimento. «Se il suo governo in poco tempo è riuscito a fare tante cose lo si deve alla politica e non certo allo Spirito santo. Siamo noi che sosteniamo questo governo in Parlamento».

Le critiche dell’opposizione
«Monti ha capito di aver fatto un passo falso e, nella sua lettera al “Corriere della Sera", dice la stessa cosa che diceva in questi casi Berlusconi: che lo hanno frainteso e che in realtà voleva dire il contrario di quello che ha detto. Scrive anche che i cittadini italiani sono pronti a sopportare grandi sacrifici purché distribuiti con equità. Ha ragione. Peccato che di equità nelle sue riforme non ce ne sia nemmeno l’ombra». È quanto scrive sul suo blog il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, secondo cui «vanno avanti con le punzecchiature, con lettere, roba da Prima Repubblica, da primissima Repubblica». «Intanto lo spread continua a salire, le aziende chiudono e le famiglie fanno fatica ad arrivare alla terza settimana del mese», ha commentato il presidente della Regione Piemonte Roberto Cota.