Mini-fiducia, tra minacce e nasi turati

Nel giorno dei “peones”, la motivazione più curiosa per il sì alla fiducia al decreto Liberalizzazioni l’ha data il repubblicano Nucara: «Bisogna superare il monopolio dell’Alitalia sulla tratta Milano-Roma», che ieri c’entrava come il cavolo a merenda. Un no convinto anche dai sud-tirolesi, con motivazione altrettanto originale: «Monti non si preoccupa del bilinguismo». Bizzarrìe a parte, il voto di ieri alla Camera è stato caratterizzato dal naso turato e dalla mano adunca dei parlamentari che sostengono il governo Monti, volenti o nolenti. E i 449 sì ottenuti ieri dall’esecutivo rappresentano il secondo peggior risultato registrato nelle otto votazioni svoltesi a Montecitorio. Peggio andò solo il 9 febbraio di quest’anno, quando sul cosiddetto decreto legge “svuotacarceri” i favorevoli furono 420, mentre il miglior risultato resta quello ottenuto al momento dell’insediamento, con 556 sì, il 18 novembre dello scorso anno.

I malpancisti del Pdl

L’atmosfera dell’aula, ieri, era elettrica. Lo sgarbo dell’ennesimo voto di fiducia chiesto dall’esecutivo, il dodicesimo, e i mancati chiarimenti sulle osservazioni fatte dalla Ragioneria sulle mancate coperture al decreto, hanno fornito validi argomenti ai cosiddetti “malpancisti” del Pdl: in sei hanno votato no alla questione di fiducia (Viviana Beccalossi, Maurizio Bianconi, Gianni Mancuso, Alessandra Mussolini, Carlo Nola, Mauro Pili). Ventisette gli assenti, tra cui Berlusconi e Tremonti, ventitre gli astenuti: Aracri, Bellotti, Bergamini, Biava, Cassinelli, Castellani, Castiello, Contento, Cossiga, Crosetto, De Angelis, De Corato, Dima, Tommaso Foti, Frassinetti, Mannucci, Antonio Martino, Mazzuca, Moles, Murgia, Paniz, Sisto, Vitali. In un’aula caratterizzata dalla folta rappresentanza del governo, tra cui Monti e la Fornero, ma da larghissimi vuoti tra i banchi dei parlamentari di tutti gli schieramenti, al Pdl va anche il record delle assenze: 27 deputati. Di questi, 5 in missione (Cirielli, Formichella, Jannone, Leone, Migliori) e 22 che non hanno partecipato al voto. Astenuti anche i tre deputati delle minoranze linguistiche e gli ex finiani ora in Fare Italia, Scalia, Ronchi e Buonfiglio. Per quel che riguarda il Pd, ieri sono state dieci le assenze (tra cui l’ex sindacalista Baretta) ma alcune di queste di peso, a dimostrazione di come nel partito siano iniziate le grandi manovre sull’articolo 18 in chiave minacciosa nei confronti del governo.

Le motivazioni del dissenso

«No. Non voterò la fiducia sul dl liberalizzazioni», ha annunciato la deputata del Pdl Viviana Beccalossi spiegando che il suo voto contrario «non solo perchè ancora una volta – con il silenzio complice di Napolitano – il governo ha messo il Parlamento sotto ricatto, obbligandolo a votare l’ennesima fiducia ma anche e soprattutto perchè, nel merito si tratta di un provvedimento che colpisce i soggetti più fragili nella struttura economica del Paese, artigiani, piccoli imprenditori, commercianti e liberi professionisti». «O cambia la musica per gli imprenditori e l’accesso al credito per le famiglie o questo governo avrà una vita molto breve», aggiunge perentorio Antonio Mazzocchi deputato del Pdl, che mette in relazione il suo no alla fiducia con il suicidio di un giovane industriale nel Salento. «Non ci sono liberalizzazioni che tengano e non c’è disciplina di partito. Qualcuno deve iniziare a dare un segnale». «Votare no alla fiducia sul dl liberalizzazioni è un dovere civico. Sono convinto che tanti colleghi nel Pdl abbiano maturato questa posizione», spiega invece il vicepresidente Pdl alla Camera, Maurizio Bianconi. «Mi sono astenuto dal voto di fiducia, perchè non condivido questo decreto nel metodo e nel merito», si è invece sfogato in aula Roberto Cassinelli.

Il partito degli avvocati
Tra i dissidenti del Pdl anche il cosiddetto “partito degli avvocati”, contrario alle norme contenute nel decreto, ad eccezione di Donato Bruno, che ha votato a favore, e di Ignazio La Russa, che spiega di essersi adeguato alle indicazioni del gruppo in quanto coordinatore del Pdl: «Ma sono solidale con la protesta degli avvocati sulle norme contenute nel decreto».