Mario Monti indispensabile? Lui pensa di sì

Un giorno qualcuno (bravo) dovrà tracciare il profilo psicologico di quest’uomo, che più di ogni altro nella storia d’Italia ha parlato – e ordinato di parlare – di se medesimo come se fosse veramente il Messia. Oggi, relativamente a caldo, forse non tutti se ne rendono conto o forse non tutti – e in particolare quelle legioni di compiacenti giornalisti che lo hanno sleccazzato senza vergogna dal primo giorno – hanno il coraggio di ammetterlo. Eppure tra un anno o due, rileggendo le dichiarazioni che fa su se stesso, ci si renderà inevitabilmente conto che Monti non ha una visione di sé che potremmo definire normale. Si dirà che anche Berlusconi aveva una grande opinione di sé e più volte ha lasciato intendere di vedere se stesso come colui che aveva salvato l’Italia dal comunismo (ma, a parte tutto, storicamente e tecnicamente è quello che ha fatto, considerando che l’alternativa al Caf che avevano preparato i poteri forti nel ’92 era Occhetto). Mussolini certo pensava assai bene della propria persona e non disdegnava una certa piaggeria, ma – con giudizi certamente discordi sugli esiti – bisogna ammettere che aveva rivoluzionato l’Italia sul serio. E ci aveva lavorato per venti anni. Persino Togliatti – l’amico di Stalin – si faceva chiamare “il migliore”, che non è proprio un attestato di umiltà. Ma anche Palmiro aveva fatto cose storiche, seppur orientate al Male. E tutti costoro – almeno a un certo momento – condividevano la grande opinione che avevano di sé con molti milioni di persone, che li avevano sospinti verso il vertice. Monti, invece, dal vertice è stato calato. E a sceglierlo è stato uno solo. Che non è Dio. Qualcuno dovrebbe spiegargli la differenza.